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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Economia

Stipendi più sottili, inflazione più alta: la crisi per le famiglie del Veneziano

Secondo un rapporto della CCIAA lagunare presentato ieri a Mestre, le retribuzioni sarebbero cresciute in misura minore rispetto all'incremento dei prezzi, con perdita del potere d'acquisto

Si è tenuto ieri, al Park Hotel Ai Pini a Mestre, il convegno "Il lavoro e la questione retributiva", organizzato dalla Camera di Commercio di Venezia, che ha inteso, "proporre spunti di riflessione su attività per il sostegno all’occupazione in questo particolare momento" di crisi.

I relatori, tra cui docenti, imprenditori e parlamentari, hanno cercato di illustrare le riforme già in atto e quelle in corso di esame, gli andamenti congiunturali e la contrattazione di secondo livello (aziendale e territoriale) a sostegno di produttività e merito.

Nel corso del convegno è stato, inoltre, presentato e distribuito ai presenti il Rapporto della CCIAA lagunare “Lavoro e retribuzioni in Provincia di Venezia 2012”, giunto alla quarta edizione e curato da OD&M Consulting, leader in italia nel mercato delle indagini retributive, in collaborazione con Manager Ricerche Direzionali.

Ciò che emerge dal Rapporto sembra essere tutt'altro che rassicurante: i posti di lavoro a tempo indeterminato sono sempre meno e, i pochi che ancora hanno la fortuna di non aver perso questo tipo di contratto, si ritrovano con uno stipendio che cresce sempre meno, a fronte di un costo della vita in continuo aumento.

Partiamo però da un dato positivo: nel Veneziano gli stipendi crescono in misura maggiore rispetto al territorio veneto e nazionale. Ciò nonostante tale crescita non è proporzionata al parallelo incremento dei prezzi al consumo, con conseguente perdita del potere d’acquisto delle famiglie veneziane.

Per comprendere meglio la questione passiamo alle cifre, riportate da Simonetta Cavasin, General Manager OD&M Consulting: la retribuzione media annuale lorda, rilevata nel 2011 in provincia di Venezia, ammonta a 27.570 euro, superando del 4,2% la media veneta (26.470 euro) e del 3,6% quella nazionale (26.620 euro). Dal 2003, quando l'ammontare era di 22.160 euro, le retribuzioni dei lavoratori dipendenti hanno conosciuto un innalzamento medio annuo del 2,8%, superiore alla crescita media annua registrata a livello regionale e nazionale, superiore anche all’aumento dei prezzi al consumo per i beni ad alta frequenza di acquisto, quelli più vicini alle spese quotidiane delle famiglie (cresciuti del 21,9% dal 2003 al 2011).

Il trend positivo si è tuttavia invertito negli ultimi anni, per effetto della crisi economica: nel 2011 l'aumento retributivo in provincia di Venezia è stato, rispetto al 2010, del +1,7% (leggermente più alto della media regionale e italiana, rispettivamente al +1,4% e +1,2%), sensibilmente inferiore all’aumento dell’inflazione (pari al + 3,8%), più marcato rispetto al Veneto (+3,3%) e all’Italia (+3,5%). L'ovvia conseguenza è stata la perdita del potere d’acquisto.

Gli stipendi, poi, crescono in relazione al numero di occupati nell'azienda: nelle piccole imprese con meno di 50 dipendenti la retribuzione annua è in medi di 25.430 euro, nelle medie aziende (50-249 addetti) è di 30.030 euro, nelle grandi imprese con almeno 250 occupati è, infine, di 34.760 euro.

Altro motivo di sofferenza è poi il cosiddetto "cuneo fiscale", cioè l'oppressione fiscale sui salari, il rapporto tra retribuzioni lorde e nette e il peso delle trattenute fiscali e contributive.

Su una busta paga annua lorda di 23.500 euro - ha spiegato Mario Pantano, presidente di Manager Ricerche Direzionali - un operaio veneziano ottiene un netto di 17.012 euro annui (1.310 euro al mese su 13 mensilità), avendo un costo complessivo per l'azienda di 33.040 euro, per un rapporto netto-costo del 51,4%. Il dato cresce con riferimento a figure professionali maggiormente retribuite: un impiegato, su una retribuzione annua lorda di 26.000 euro, si trova in busta paga 18.600 euro netti all’anno (1.430 al mese) ma costa 36 mila euro, con un rapporto netto-costo del 51,6%. Per quadri e figure dirigenziali tale rapporto aumenta ulteriormente.

 

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