Economia

Cgil: «Guardie giurate a 4,70 euro lordi all'ora. Lo sblocco dei licenziamenti non crea buon lavoro»

La posizione della Camera del Lavoro metropolitana di Venezia sui ruoli occupazionali che le aziende cercano ma non trovano o non riescono ad assumere. Agiollo: «Precariato e contratti pirata. Le parti sociali lavorino assieme. Riformare gli ammortizzatori»

Ugo Agiollo, segretario generale Camera del Lavoro Cgil di Venezia

I dati delle statistiche ufficiali confermano la ripresa dell'economia a maggio in Veneto: previsioni Istat in rialzo sul Pil 2021 ed export in crescita. Migliora anche il lavoro ma per effetto dei contratti a tempo determinato, certifica Veneto Lavoro. Le imprese dicono di essere alla ricerca di decine di migliaia di ruoli occupazionali introvabili sul territorio: dai profili altamente formati e specializzati alle mansioni meno qualificate nel turismo e nei servizi. E puntano il dito (specie le piccole imprese) sul blocco dei licenziamenti. Ma la Cgil non ci sta. E replica riportando un aumento dei casi di «contratti pirata e gialli, cioè al di fuori delle garanzie di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che bypassano la cornice della contrattazione collettiva, e sono costruiti sulla paura e il ricatto della perdita del posto, che per i lavoratori extra Ue significa rimanere senza i requisiti per il possesso del permesso di soggiorno», argomenta.

La misura del blocco dei licenziamenti, che scade a fine giugno se il governo Draghi non deciderà di prorogarla, è stata adottata dal governo Conte per far fronte all'emergenza Covid. Per la Cgil ha tutelato migliaia di lavoratori contro il rischio di perdere il posto, evitando conseguenze sociali dirompenti. Allo stesso tempo, secondo diverse associazioni di categoria, «ha bloccato» le assunzioni e, stando ai dati statistici, ha reso più difficile l'ingresso nel mondo del lavoro ai gruppi che già facevano fatica a inserirsi: giovani e donne. «Non ci risulta che avendo più possibilità di licenziare le imprese assumeranno», commenta Ugo Agiollo, segretario generale della Camera del Lavoro metropolitana di Venezia. Il sindacalista ha commentato la posizione di Confindustria Venezia che, per la provincia, ha parlato di almeno un terzo delle 26 mila posizioni lavorative aperte che le aziende avrebbero biosgno di assumere e non trovano. «Abbiamo chiesto al governo di prorogare la misura del blocco ma solo in attesa di una riforma degli ammortizzatori sociali». In provincia di Venezia, stima Agiollo, quelli che a luglio potrebbero non avere più un lavoro si aggirano attorno ai 5-6000 dipendenti.

«È da rivedere l'idea - continua il segretario della Cgil veneziana - che qualsiasi tipo di occupazione vada bene. Se per l'83% l'offerta di lavoro riguarda il tempo determinato la conseguenza sarà quella di un'ulteriore precarizzazione e peggioramento delle condizioni di vita (non si spende) e di lavoro. I nostri Caf confrontando le dichiarazioni dei redditi hanno stimato nel 2020, rispetto al 2019, una perdita nei guadagni dei dipendenti di circa 10 mila euro lordi in un anno». Agiollo parla di un diffondersi notevole nel Veneziano di situazioni "irregolari". «Ho qui il contratto di una guardia giurata assunta in un noto centro commerciale della zona, la cui paga oraria prevede un compenso di 4,70 euro lordi tutto compreso, cioè una busta paga di 800 euro lordi al mese. Il dumping sociale in un mercato del lavoro straccione è preoccupante - continua -. Puntare sulla liberalizzazione è solo un modo a nostro avviso di affrontare strumentalmente la questione senza avviare una vera discussione tra parti sociali che finalmente affronti il lavoro nei suoi aspetti». Agiollo accenna anche agli appalti e ricorda come in Fincantieri a Venezia, a fronte dei 1.000 dipendenti diretti, ce ne siano altri 4.000 distribuiti in 500 imprese "satelliti" dove bypassare i Ccnl può essere più semplice.

Va riformato, per la Cgil, il sistema degli ammortizzatori sociali. «L'istituto della cassa integrazione è una giungla. Disparità di trattamento fra settori, fra contratti e lavoratori. Occorre arrivare a un unicum, che tuteli in caso di perdita del posto anche addetti a partita Iva che sono in realtà veri e propri dipendenti. E occorre uniformare anche le quote accantonate dalle aziende per la Cig, prevedendo delle compensazioni per eliminare la disparità di trattamento fra piccole e grandi imprese. Sì ai Ccnl, no ai contratti pirata - conclude Agiollo - garanzia di sicurezza e salute (contro infortuni e morti sul lavoro) e qualche tempo indeterminato in più».

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