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Giovedì, 19 Maggio 2022
Economia

Ristoranti senza personale. Regione: «Via i sussidi». Rifondazione: «Campagna politica»

Il tavolo di venerdì con associazioni di categoria e sindacati. Donazzan: «Spingiamo sulla formazione. Chi vuole lavorare troverà braccia aperte». Esposito: «Invertire la pratica dei bassi salari e orari insostenibili»

Non possiamo permetterci di avere posti di lavoro liberi da una parte e, dall’altra, persone in cerca di occupazione senza farli incontrare. La Regione è qui per far sì che questo incontro e il dialogo sia veloce e sia fornita la formazione necessaria per inserire le persone rapidamente nel mercato del lavoro della ristorazione che è uno dei settori più rilevanti a livello numerico in Veneto». Così l’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan, al tavolo per l’emergenza di personale nel settore della ristorazione convocato dalla Regione con i rappresentanti delle associazioni di categoria (Assoturismo Veneto, Confturismo, Federturismo, Federcamping Nordest, Confcommercio, Confesercenti, Federdistribuzione) e dei sindacati (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl).

Tutti sottolineano che la situazione è critica non solo per il settore della ristorazione, ma per tutti quelli collegati al mondo del turismo. Le cause segnalate sono numerose: da chi durante la pandemia ha trovato altro, alla diminuzione di stranieri, fino al disinteresse per certe professioni o alle note questioni legate al reddito di cittadinanza. In generale il settore sembra apparire poco attrattivo, non in grado di garantire adeguate condizioni economiche, qualità e tempi di lavoro conciliabili con la vita. In questo quadro la Regione ha promosso un tavolo per raccogliere proposte concrete e favorire l'incontro tra domanda con un'offerta di formazione.

«È necessario - prosegue Donazzan - che le aziende dicano esattamente di che cosa hanno bisogno e accettino il lavoratore che gli viene proposto dai centri per l’impiego. Noi lo formeremo e chiederemo la forte collaborazione del sindacato affinché faciliti e favorisca l’accesso al lavoro. La linea della Regione è chiara: nessun sussidio né ammortizzatori sociali lunghi, né tanto meno reddito di cittadinanza. Questo è un settore sano e in forze: il Veneto è la prima regione turistica d'Italia - ha concluso l’assessore - chi, disoccupato, vuole lavorare troverà braccia aperte da parte dei datori di lavoro e un'offerta formativa snella e di qualità dalla Regione».

«C'è una insistita campagna di forze politiche e associazioni di categoria che ha come bersaglio il reddito di cittadinanza - commentano a distanza Salvatore Esposito (Partito Rifondazione Comunista Jesolo, Veneto Orientale), Fernando Lazzaretto (Sinistra Italiana Veneto Orientale), e Gianfranco Ambrosin (Articolo Uno Leu Jesolo) -. Si insiste sul fatto che mancano lavoratrici e lavoratori perché molti non si rendono disponibili visto che percepiscono il reddito di cittadinanza. È bene chiarire che la misura non ha carattere individuale, ma è rivolta alle famiglie e la media del contributo è di 500 euro al mese. Che questo basti a fare vivere dignitosamente un nucleo è una bestialità insopportabile».

«Le ragioni della scarsa disponibilità al lavoro in questi settori, nasce da fattori diversi - sostengono i partiti di sinistra compatti - e che hanno a che fare con le condizioni di lavoro e i salari che vengono offerti nel settore del turismo e della ristorazione. Se si vuole ragionare seriamente varrebbe la pena di leggere i risultati della commissione che al Senato si occupa di questi temi, e ha licenziato un documento di 400 pagine di denuncia dello sfruttamento del lavoro e della precarietà, imposti a strati sempre più ampi del mondo del lavoro. Naturalmente sappiamo che è molto più comodo lanciare anatemi e alimentare la guerra tra i poveri. Fare i conti con la realtà invece costringerebbe chi parla contro il reddito di cittadinanza ad accettare di confrontarsi con la necessità di invertire la pratica sempre più estesa di imporre alle lavoratrici e ai lavoratori bassi salari e orari di lavoro insostenibili».

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