Lunedì, 2 Agosto 2021
Economia Porto Marghera

I metalmeccanici del petrolchimico veneziano al ministero dello Sviluppo a Roma

«La chiusura del cracking di Porto Marghera nella primavera '22 significa per i lavoratori degli appalti un esubero di circa 200 lavoratori». La delegazione al Mise chiede clausola sociale, contrattazione collettiva e transizione socialmente sostenibile

Il presidio a Roma dei delegati Fiom veneziani

Sono andati a presidiare il ministero dello Sviluppo (Mise) e a manifestare in piazza Santi Apostoli a Roma i metalmeccanici degli appalti del petrolchimico di Marghera, in occasione dello sciopero nazionale di oggi, 6 luglio. Sono operatori coinvolti nella chiusura del cracking veneziano prevista per il 2022. Se i dipendenti diretti sono circa 400, gli indiretti delle varie ditte collegate a Eni Versalis sono almeno altrettanti a Venezia. Stamattina in contemporanea rispetto ai colleghi che manifestavano a Roma, si è svolto anche un volantinaggio degli operatori alla portineria 9 di via della Chimica. 

«La chiusura del cracking nella primavera 2022 significa per i lavoratori degli appalti metalmeccanici un esubero di circa 200 lavoratori in aziende già pesantemente colpite dalla pandemia e da gare al ribasso - commenta da Roma il sindacalista della Fiom Cgil Venezia Cristian Modesto - Oggi abbiamo scioperato per dire che siamo contrari alla chiusura, che Eni deve investire in lavoro di qualità nel territorio, anche a fronte delle risorse previste dal Pnrr. E chiediamo maggiori tutele per i lavoratori delle ditte di appalto, in particolare la clausola sociale. Che la transizione energetica tenga ben presente il tema occupazionale».

«Non si è mai affermata una logica di settore e di sistema nel comparto - scrivono Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm - nella quale la competizione venisse affrontata sul terreno della qualità». Dai sindacati arriva la condanna alle pratiche di «dumping contrattuale che di fatto si sono venute a creare - affermano - e di riduzione dei diritti e della contrattazione collettiva. La decarbonizzazione che sosteniamo non è de-industrializzazione e ulteriore perdita e frammentazione del lavoro - dicono - ma transizione che tenga insieme sostenibilità ambientale e occupazione».

«Altissima l'adesione allo sciopero - commentano le sigle -. Punte di oltre il 90% di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici degli appalti e dei sub-appalti petrolchimici e dell'energia a Roma. Le richieste: clausola sociale, mantenimento dei livelli occupazionali, sicurezza e applicazione del contratto collettivo nazionale». In mattinata è arrivata la convocazione dal Mise. Una delegazione delle segreterie nazionali Fim-Fiom-Uilm ha incontrato il viceministro dello Sviluppo economico, Gilberto Picchetto Fratin, a mezzogiorno. Fim, Fiom e Uilm si sono impegnate a consegnare un report attuale del settore in vista della transizione ecologica e dell’impatto che questa avrebbe se non si tutelano i dipendenti. «Chiediamo una transizione sostenibile socialmente», commentano i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm: Valerio D'Alo, Gianni Venturi e Luca Colonna.

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