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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Economia

In Veneto vanno completate le grandi opere incompiute

Tra le principali ci sono l’idrovia Padova-Venezia e il Sistema ferroviario metropolitano (Sfmr)

Tra i temi che il prossimo governo dovrà prendere in carico c'è quello delle opere incompiute, questione che tocca da vicino anche il Veneto e la provincia di Venezia. «Ci auguriamo - scrive la Cgia, associazione artigiani mestrina - che, con il supporto della Regione e degli enti locali, il futuro esecutivo riprenda in mano o eserciti un forte impulso alla realizzazione di alcune delle grandi opere che il nostro territorio attende da almeno 40 anni».

Un rapido riepilogo: i lavori di ultimazione del Mose e della Pedemontana sono in dirittura d’arrivo, mentre nell'alta velocità la tratta Verona-Padova è in fase di realizzazione (l’attivazione per fasi è prevista a partire dalla fine del 2025). Anche l’apertura dei cantieri della Bologna-Padova dovrebbe avvenire quanto prima. Diverse, però, sono le infrastrutture rimaste ancora a livello progettuale o poco più: tra le più importanti ci sono l’idrovia Padova-Venezia (che comunque è stata inserita tra gli interventi da finanziare con il Pnrr), il prolungamento verso Trento della A31 Valdastico, il completamento della A27 verso Monaco e la realizzazione del Sistema ferroviario metropolitano veneto (Sfmr), che comprende le due stazioni mestrine di via Olimpia e Gazzera.

Le sfide dei primi 100 giorni

Sarà difficile, comunque, far tornare i conti. Per la Cgia, Il nuovo governo dovrà trovare entro fine anno almeno 40 miliardi di euro: 5 per estendere anche al mese di dicembre le misure contro il caro energia del "decreto Aiuti ter" e altri 35 per consentire, attraverso la prossima legge di bilancio, che alcuni dei provvedimenti introdotti dal governo Draghi non decadano con il nuovo anno. In altre parole, difficilmente il nuovo esecutivo potrà mantenere, almeno nei primi 100 giorni, le varie promesse elettorali (riduzione delle tasse, riforma delle pensioni, taglio del cuneo fiscale, eccetera). Senza contare ulteriori interventi contro il caro energia, per i quali potrebbero servire altri 35 miliardi di euro.

Stagflazione in arrivo

Il pericolo che anche l’economia del Veneto stia scivolando lentamente verso la stagflazione è molto elevato. È il fenomeno che si manifesta quando ad una crescita economica tendente allo zero, o addirittura negativa, si affianca un’inflazione molto alta che fa aumentare in misura molto preoccupante il tasso di disoccupazione. Uno scenario che potrebbe verificarsi l’anno prossimo anche nella nostra regione, così come già è successo nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso.  Gli effetti della guerra in Ucraina, l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici rischiano, nel medio periodo,  di spingere l’economia verso una crescita pari a zero, con una inflazione che si avvierebbe a toccare le due cifre. Per invertire la spinta inflazionistica, gli esperti sostengono che le banche centrali dovrebbero contenere le misure espansive e aumentare i tassi di interesse, operazione già in corso che provocherà una diminuzione della massa monetaria in circolazione. È evidente che avendo un rapporto debito/Pil tra i più elevati al mondo, con un ulteriore aumento dei tassi di interesse l’Italia registrerebbe un deciso incremento del costo del debito pubblico. Bisognerebbe intervenire simultaneamente almeno su altri due versanti: in primo luogo, attraverso la drastica riduzione della spesa corrente e, in secondo luogo, con il taglio della pressione fiscale, unici strumenti efficaci in grado di  stimolare i consumi e per questa via alimentare anche la domanda aggregata di beni e servizi.

La legge di bilancio 2023

Entro il 27 settembre sarà il governo uscente a presentare la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef), mentre spetterà al nuovo esecutivo redigere entro il 15 ottobre il Documento programmatico di bilancio (Dpb) ed entro il 20 ottobre il disegno di legge di bilancio. Scadenze, queste ultime due, che quasi certamente non potranno essere rispettate, visto che la prima seduta delle nuove Camere è stata fissata il 13 ottobre. Anche approvare in tempo la finanziaria 2023 non sarà facile: per legge va votata entro  il 31 dicembre, altrimenti si rischia l’esercizio provvisorio. Pertanto, i tempi a disposizione sono strettissimi e non sarà facile trovare le tutte le risorse per confermare anche per l’anno venturo molti provvedimenti introdotti dal governo Draghi: quasi 15 miliardi di euro per rinnovare nei primo trimestre le misure contro il caro energia previste dal decreto Aiuti ter;almeno 8,5 miliardi di euro per indicizzare le pensioni; almeno 5 miliardi per il rinnovo del contratto del pubblico impiego; 4,5 miliardi di euro per lo sconto contributivo del 2 per cento a carico dei lavoratori dipendenti con reddito fino a 35 mila euro; 2 miliardi di euro di spese indifferibili. 

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