La Zls può cambiare il volto di Porto Marghera «Ma serve una regia»

Venerdì il dibattito del Pd al Municipio di Marghera con il sottosegretario Andrea Martella

Porto Marghera, archivio

La Zls a Porto Marghera, ancora in fase di approvazione nella legge di Bilancio a Roma, al tavolo organizzato dal Partito Democratico, venerdì sera al Municipio presieduto da Gianfranco Bettin, suona come un provvedimento già acquisito. A presentarlo, oltre a Bettin che fa gli onori di casa, spiegando che consentirà «una nuova fase storica per Porto Marghera», attraverso il credito di imposta, sgravi contributivi per le assunzioni e semplificazioni burocratiche, è il sottosegretario Andrea Martella, ospite del circolo del Pd di Marghera e dei segretari di altri circoli del Pd del territorio. Al tavolo ci sono i sindacati Cgil e Cisl a rivendicare la presenza delle parti sociali alla cabina di regia e il ripristino delle consulte, per capire quali aziende e per quanti e quali posti di lavoro potrebbero aprirsi prospettive davvero nuove a Porto Marghera.

Le grandi navi

«La Zls potrà dare perfino opportunità in più della Zes - dice Martella - è una misura che si può applicare al nord e non comporta infrazioni alla normativa europea. Con l'ok alla legge di Bilancio - annuncia - potrà diventare operativa dal primo gennaio 2020». Martella annuncia anche il Comitatone del prossimo 20 dicembre che si riunirà a Palazzo Chigi sul tema delle grandi navi. Rifinanziamento della legge Speciale, revisione della governance della portualità commerciale e crocieristica, in vista dell'entrata in funzione del Mose. «Via da San Marco almeno un centinaio di grandi navi ogni weekend», annuncia Martella, bisogna ancora decidere la destinazione.

Le leggi

Se si vogliono davvero attrarre investimenti - dice l'armatore Alessandro Santi - servono certezze. Fa riferimento agli scavi dei canali portuali, Santi, argomento di un dibattito aperto alla città, organizzato dai sindacati qualche giorno fa a Mestre, su cui è intervenuto. Se ne discute da mesi. Molti gli incontri e i tavoli in Prefettura. «Stiamo attendendo il ministero dell'Ambiente», conferma anche Martella. «Penso alle vicende come quella del Gpl a Chioggia - continua l'armatore - si è tentato di far passare un provvedimento contrario all'impianto, in Finanziaria. Come si può pretendere che le imprese si possano fidare? La legge non è uguale per tutti».

I numeri di Porto Marghera

Eppure Marghera, quasi 12 mila addetti, oltre 900 imprese, di cui il 13% manifatturiere, e all'80% sotto i 15 dipendenti, «È viva e sta cambiando - dice Gianluca Palma, direttore dell'Ente Zona Industriale - La Zls può essere volano per il reinsediamento degli oltre 215 ettari liberi». Ma bisogna evitare che si ripeta la vicenda dei terreni Syndial, che Comune e Regione dovevano bonifiche, ma che non sono mai stati risanati, né reinsediati. Sono state tante le occasioni di rilancio. L'area di crisi complessa e la call di Inviatalia, del cui esito non si ha ancora definitiva notizia. Spesso ciò che manca non sono i soldi, che Stato e Regione hanno investito per riavviare l'area. A non arrivare sono le società. Scoraggiate probabilmente dagli oneri delle bonifiche o anche dalle vicende come il mancato scavo dei canali.

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Il vallone Moranzani

Il vallone Moranzani, per il conferimento dei fanghi, rappresenta un'occasione, come ribadito da Gianfranco Bettin, non solo per restituire ai cittadini un'area verde risanata, ma come sede di conferimento e inertizzazione del sedime dei canali. Ma il progetto è al palo, anche se sembrava dovesse iniziare l'interramento degli elettrodotti della Dolo-Camin, che impedisce il trattamento. «È necessaria una regia per la gestione della Zls - sottolineano Ugo Agiollo della Cgil e Paolo Bizzotto della Cisl - È necessario che le parti sociali tornino ai tavoli», altrimenti sarà come quando nel 2014 la chimica verde promessa da Eni non partì mai perché nel frattempo fu il quadro internazionale a cambiare volto. Non è partita la chimica verde, permane l'incertezza sul destino della chimica tradizionale e i programmi di Eni nel lungo periodo. L'area, in mancanza di un progetto locale e nazionale centrato sull'industria, presenta ancora troppe zone grigie.

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