Crisi Arcelor, dipendenti ex Ilva in presidio a Marghera. Venturini li raggiunge

Valentini Fiom: «Già a casa una ventina di lavoratori dopo il passaggio». I 52 dipendenti, 2 impiegati e 40 operai, sono rimasti fuori dai cancelli venerdì

Il presidio ex Ilva a Porto Marghera venerdì

C'è un pezzetto di ex Ilva anche a Porto Marghera, che venerdì mattina ha voluto far sentire la propria voce: i 52 dipendenti, 2 impiegati e 40 operai, sono rimasti fuori dai cancelli in presidio per la crisi industriale aperta da ArcelorMittal. L'annuncio del colosso mondiale, qualche giorno fa, di ritiro da tutti gli impegni assunti a settembre scorso, sull'ambiente, la produzione siderurgica e il lavoro, ha fatto tremare il Paese e anche Venezia, al pari di una scossa di terremoto. Cinquemila esuberi annunciati. Si parla pure di nazionalizzazione. «E adesso qui che succederà? - Si chiede Michele Valentini, segretario appena insediato della Fiom veneziana -. Qui non c'è produzione come a Taranto, è un'unità prevalentemente di servizi e logistica. Certo che siamo preoccupati. Con il passaggio in Arcelor di lavoratori ne sono rimasti fuori una ventina».

Le istituzioni vanno dagli operai

A rappresentare il Comune di Venezia c'è l'assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini. «L'amministrazione è vicina e attenta a questa vertenza, che rischia di mettere in crisi una intera filiera industriale e migliaia di lavoratori, non solo a Taranto. Rischiano pezzi importanti del Pil nazionale. Chiediamo al governo di essere all'altezza delle sfide italiane che ha davanti, e di affrontare la vertenza senza ideologia, ma per risolvere la crisi che rischia di avere effetti anche a Porto Marghera».

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