«Chiudesi per fallimento da decreto». Esercenti, benzinai e parrucchieri al tracollo

La tensione di bar e ristoranti. Zaia ne aveva parlato presentando la nuova ordinanza. Lunedì sera protesta a Jesolo. Petizione online degli estetisti a 48 mila firme. In crisi anche chi è aperto

Un esercente pubblico di Chioggia

Proteste, appelli, petizioni, cartelli di chiusura per fallimento, «causa nuovo decreto del governo». Forti anche sul territorio le reazioni scatenate dal dpcm del governo Conte che ha annunciato parziali riaperure il 4 maggio, rimandando a giugno bar, ristoranti, estetisti e parrucchieri. Lunedì sera la polizia di Stato ha dovuto mantenere l'ordine in una manifestazione sorta in strada a Jesolo, con i cittadini e titolari di categorie produttive a scandire proteste: «Vogliamo tornare a lavorare. Conte ha detto che ci sono i sussidi. Se li può tenere. Noi siamo veneti e vogliamo tornare attivi. E ci danno anche la multa quando portiamo il cane per i bisogni o ci chiedono il documento all'uscita dai tabacchi. Questa Italia non la vogliamo. Trattate noi come delinquenti, mentre gli spaccini girano a piede libero», e si leva l'applauso. «Signori ve lo chiedo ancora - dicono le forze dell'ordine - rientrate nelle vostre abitazioni, rimanete nei binari del lecito».

Stato e Regione

Ma ormai la frustrazione è montata. Due giorni prima il governatore del Veneto Luca Zaia aveva emesso una ordinanza per far ripartire bar e ristoranti attraverso il sistema del cibo d'asporto su prenotazione obbligatoria, attraverso un'applicazione delle Faq esplicative delle disposizioni governative vigenti. Un modo per riaprire uno spiraglio, evitando di mettere ancora di più a dura prova la resistenza di cittadini e categorie. «Si rischiano tensioni sociali», ha spiegato Zaia, dopo aver appreso che non ci sarà cibo d'asporto fino al 4 maggio, in base al dpcm del 26 aprile, né riapertura alcuna dei locali pubblici, almeno fino al primo giugno. «Mi aspettavo scelte meno restrittive dal premier Conte», chiosa il governatore. «Sapevo sarei stato criticato. Non ci sono le condizioni sanitarie per riaprire», ribatte il presidente del Consiglio rispondendo alle Regioni.

Bar e pompe di benzina

Martedì spuntano cartelli a Chioggia, alla porta chiusa della cicchetteria Wine Bellini e alla saracinesca abbassata del bar Cavour in corso del Popolo: «Chiudesi attività per fallimento imposto da nuovo decreto». Una petizione in rete raccoglie lo scontento di parrucchieri, estetisti e onicotecnici per tornare a lavorare il 4 maggio: le firme sono ormai poco sotto le 50 mila e comprendono anche quelle di diversi negozi del veneziano. Poi ci sono i benzinai. «Quelli vicino alla rotonda dell'autostrada di Marghera sono allo stremo», ha spiegato il presidente di Municipalità Gianfranco Bettin. Oltre al danno la beffa: costretti a rimanere aperti perché sono in zona autostrada, hanno fatturato molto poco a marzo e aprile, quindi non riescono a pagare il personale. Eppure non possono ottenere sussidi, perché di fatto sono rimasti attivi. E neppure vogliono lasciare a casa gli operatori di cui hanno bisogno per rimanere in servizio.

Le chiavi delle attività ai sindaci

Oggi, martedì 28 aprile, è anche il giorno della consegna simbolica delle chiavi da parte di alcuni esercenti nelle mani dei sindaci. Un modo per dire: «Ci appelliamo a voi e alle istituzioni che devono sapere che siamo in ginocchio». Così è stato a Spinea, dove il sindaco Martina Vesnaver ha ricevuto le richieste da Caffè Coton, Antico Caffé Marconi, Capitolo 1, Semaforo Rosso, La Corte, Italiana Caffè e una lettera con le proposte per poter alleggerire il peso della crisi, soprattutto partendo dalle riduzioni su imposte e utenze, moratorie dei mutui e simili, oltre a certezze su date e modalità di riapertura, affinchè il primo cittadino si faccia portavoce al governo. Questa sera invece, sempre a Chioggia alle 21, tutti i bar e ristoranti si sono organizzati per accendere un lumino davanti alle proprie attività. In piazza San Marco ci sarà il 

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Seconde case

Un bel po' di richieste intanto arrivano dai titolari delle seconde case che vogliono organizzare già da ora la trasferta, avendo appreso dell'ordinanza di Zaia, riporta Ansa, perfino dall'estero si informano sulle disposizioni per le manutenzioni delle abitazioni. È così a Jesolo e a Bibione, sul litorale veneziano, che da sole fanno 12 milioni di presenze turistiche l'anno, la polizia locale ha segnalato di aver notato perfino più movimento di persone aventi titolo a entrare per procedere con lavori. Centralino del comando preso d'assalto da richieste di chiarimenti.

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