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Il presidente Marinese dopo la firma del protocollo della Port Community a Venezia

Il presidente Marinese dopo la firma del protocollo della Port Community a Venezia

Confindustria coalizza le categorie economiche per cambiare gli equilibri del porto

Marinese: «La manifestazione dei portuali non era contro Musolino. Se il ministro delle Infrastrutture pensa di fare la nuova nomina dell'Autorità senza dire nulla, si sbaglia»

«Progettare insieme il futuro del porto, trovare una sintesi tra categorie, aziende, operatori, persone che tengono alla vita del porto di Venezia e ritengono sia strategico per la vita del territorio». Il presidente di Confindustria Venezia Rovigo, Vincenzo Marinese, ha siglato giovedì in sede al Vega di Marghera il protocollo per la nascita di Venezia Port Community, gruppo di lavoro composto da associazioni, enti e consorzi di imprese del territorio, per favorire lo sviluppo degli scali di Venezia e Chioggia.

«Le associazioni fanno difficoltà in una realtà così complessa a fare sintesi, il protocollo serve a costringerci a sedere attorno a un tavolo e a parlare del porto. Abbiamo voluto far qualcosa di nuovo per cercare di risolvere i problemi. Che sia la ricetta vincente non lo so - commenta Marinese - che ci sia la determinazione a risolvere i problemi invece sì, senza dubbio. Pensiamo agli escavi, alla pianificazione dell'attività industriale del porto, alla salvaguardia delle attività produttive, al Mose e alla conca di navigazione. Servono certezze - continua il presidente -. Sulla nostra Zls il porto diventa fondamentale, non possiamo permettere funzioni a singhiozzo. L'Autorità portuale lo dovrà recepire, nel bene o nel male. E se il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli pensa di fare la nuova nomina dell'Autorità portuale senza dire nulla al territorio, si sbaglia».

Il porto è un asset strategico per Musolino. «Non possiamo più assistere a manifestazioni come quella di mercoledì alla stazione - si riferisce allo sciopero dei sindacati e dei portuali -  in cui le persone scendono in piazza perché chiedono di lavorare. Dobbiamo tutelare questa grande infrastruttura. Ci avvicianiamo a un momento molto delicato che è il camboamento della governance e la designazione del nuovo presidente. Con questo protocollo noi categorie ci impegnamo ad avere una voce unica, a confrontarci tra di noi e fare sintesi. Alla stampa diremo tutti le stesse cose. Rischiamo una nomina senza che le categorie possano toccare palla - afferma - . Quattro anni fa è successo così. È arrivato il ministro Delrio e i risultati della sua scelta sono sotto gli occhi di tutti». Non è un protocollo che si sostituisce alla rappresentanza delle categorie, vinee chiarito, perché ogni associazione ha la sua e non cede alcuna prerogativa ma, «per fare un passo avanti occorre passare la palla indietro». 

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 «Il protocollo è un'unità di intenti. Non è fatto contro qualcuno o qualcosa ed è aperto anche ad altri enti e istituzioni», dice Giacomo De Stefani della Camera di commercio di Venezia. «Vi abbiamo aderito in quanto lo riteniamo elemento di rilevanza strategica», commenta Francesco Antonich vicedirettore di Confcommercio Unione Venezia. «La politica deve dare risposte: per ottenerle dobbiamo mettere insieme competenze e culture imprenditoriali affinché la governance possa essere monitorata dalle nostre rappresentanze economiche. Con la Zls (zona logistica semplificata), è stato così: un lavoro di squadra».

«Ci eravamo resi conto che l'Autorità di sistema portuale non dava più la possibilità alle categorie economiche di avere espressione - dice Alessandro Santi, presidente Associazione agenti marittimi -. Nel comitato di gerstione per legge non c'è più partecipazione al  voto nelle decisioni, ma solo a cose fatte, ad esempio in sede di approvazione del bilancio. Siamo presenti solo nell'organismo di partenariato per legge, non abbiamo più voce in capitolo. Per questo è necessario ricompattarsi, per ottenere qualche interlocuzione e lavorare sui limiti ma soprattutto sulle opportunità di essere porto regolato». Oggi è previsto l'incontro delle categorie con il commissario straordinario del Mose Elisabetta Spitz.

«Il presidente del porto ha il dovere di tutelare gli interessi dello scalo - dice Marinese - ma se a un certo punto i traffici, gli escavi e la competitività non riescono ad essere garantiti, è chiaro che come Autorità portuale penso di rivolgermi al ministero e far sentire la mia voce. È come in una squadra di calcio - afferma - se sbagli la punta il campionato non lo vinci mai: qualcuno che mette la palla in rete lo devi avere e il presidente del porto è colui il quale da una parte gestisce i problemi, dall'altra dà le soluzioni vedendo il mercato, individuando le azioni positive, e mettendo gli attori in condizione di poter crescere e diventare attrattivi».

C'è il problema delle concessioni demaniali per alcune società del porto, in scadenza entro il 2024, come la Tiv. «Dare stabilità alle imprese significa metterle in condizione di giocarsi delle opportunità. La manifestazione di ieri non era contro qualcuno - commenta il presidente di Confindustria -. Vogliamo il bene del porto. Musolino ha fatto quello che poteva fare. Può essere che sia riconfermato, ma almeno prenda ciò che viene dal territorio e lo accetti come consiglio, non come critica. Il porto non è questione personale ma del territorio, delle industrie, dei lavoratori, delle famiglie, dell'indotto e della sopravvivenza della nostra città. Se chiudiamo il porto non esportiamo e qui abbiamo un pil che vale 45 miliardi di euro».

«Città e porto non sono in contrapposizione - spiega Alessandro Becce presidente della sezione industrie delle operazioni portuali - ma dobbiamo lavorare come comunità per il completamento del dragaggio e la manutenzione dei canali, per mantenere la competitività e sostenere la ripartenza delle industrie del nord est, l'operatività delle crociere. Funzionare in un porto regolato non è una minaccia: non si vede perché Venezia come altre città del nord, Anversa, Rotterdam, non debba avere condizioni di efficienza e operatività». Resta da sciogliere anche il nodo della compatibilità fra crociere e traffico commerciale lungo il canale dei Petroli: «terminalisti e commercio stanno cercando soluzioni. Di far passare le grandi navi a Malamocco non siamo contrari - conclude Becce - ma bisogno regolare il traffico».

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