Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Panettieri in rivolta: «Al posto dei ristori nuova burocrazia»

Per Confartigianato metropolitana in provincia di Venezia il registro delle farine dell'ultima finanziaria riguarderà da marzo 1.266 imprese artigiane alimentari

È il presidente della Federazione alimentare della Confartigianato Metropolitana di Venezia, Alessandro Cella, a bocciare il nuovo registro telematico delle farine, introdotto con l'ultima finanziaria di fine anno dal governo Conte. In provincia di Venezia riguarderà da marzo 1.266 imprese artigiane alimentari che usano le farine, come ad esempio fornai, pastai, pizzerie, piadinerie, pasticcerie.

«Con la nuova norma che prevede anche il registro delle farine, il nostro mestiere ormai non è più quello delle classiche “mani in pasta” ma sta diventando sempre più spesso simile a quello di un commercialista con le mani sui registri e documenti». Per Cella, che parla a nome della categoria, questa incombenza è «l'ennesimo fardello burocratico in più, che in tempi di pandemia e ristori che non arrivano serve solo a creare caos e mettere in difficoltà le aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni».

La norma prevede che chiunque usi un quantitativo di farina superiore alle 5 tonnellate annue debba dotarsi di questo registro telematico, il che significa, per Confartigianato: «nuove incombenze burocratiche che se non osservate si potrebbero tradurre in multe salate fino a 20 mila euro». Per capire meglio basta fare un piccolo calcolo, dice Cella. «Cinque tonnellate di farina significano circa 19 - 20 chili al giorno. Una quantità che praticamente coinvolge anche le micro aziende, come i fornai, ma anche i pastai, i pizzaioli, le piadinerie e i ristoranti rischiano di rientrare dentro a questa quantità, traducendo il tutto in un quotidiano lavoro in più. La norma pubblicata il primo gennaio entrerà ora in vigore ai primi di marzo, dopo i canonici 60 giorni». Confartigianato ha già scritto al governo. «Speriamo che in sede di attuazione del decreto ministeriale si modifichino le quantità minime delle 5 tonnellate annue, anche perché vista la situazione pandemica e di caos nazionale, in pochi saranno in grado di ottemperare a questa nuova disposizione, e il rischio è che, oltre alla crisi, sul settore si abbattano centinaia di sanzioni».

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