Si riaccende il forno primario della Pilkington: "Positivo, ma servono ancora assunzioni"

La Filctem Cgil saluta con soddisfazione la notizia: "Potrebbe essere un'inversione di tendenza per Porto Marghera. Ma pesa su tutta l'area la questione irrisolta grandi navi"

"Un elemento di novità in un'area di crisi come Porto Marghera, ma speriamo che questa novità ne porti anche delle altre". La Filctem Cgil guarda con soddisfazione alla riapertura del forno primario dello stabilimento Pilkington prevista per lunedì prossimo, ma sta alla finestra. Perché sulla fase di ripartenza dello stabilimento insistono ancora molti punti di domanda: "Prima della chiusura del forno primario avevamo circa 210 dipendenti diretti e una sessantina nell’indotto - dichiara il segretario del sindacato, Riccardo Colletti - Nel periodo di crisi, invece, con le fuoriuscite e il mancato turnover, siamo arrivati ad avere 130 unità lavorative, senza utilizzo di ditte terze e i lavoratori in contratto di solidarietà. In questi 4 anni in mancanza di prospettive si profilava sempre più l’ipotesi di un disastro sociale. Le previsioni dell'azienda dal punto di vista occupazionale secondo me sono sottostimate".

"Assunzioni sottostimate"

Oltre alle nuove assunzioni, e a quelle in arrivo, secondo Colletti servirà ulteriore manodopera per garantire il funzionamento in sicurezza dello stabilimento: "Quando il forno era in attività i dipendenti erano 230, senza contare quelli dell’indotto - sottolinea Colletti - ora, anche con l’assunzione di 50 persone, arriviamo a 180 dipendenti. Se prima tutta la logistica era gestita da 40 lavoratori di un’azienda terza, oggi trovo difficile con questi numeri organizzare un ciclo produttivo. C'è un sottodimensionamento del personale. Mi auguro che nei prossimi mesi l’azienda rifletta su questo tema per ampliare le assunzioni". 

Successo condiviso

In ogni caso la riapertura dello stabilimento è un successo su molti fronti: "Speriamo che questa scelta strategica fatta dalla società si accompagni ad altre - dichiara il rappresentante Filctem - Proprio perché l’area di Porto Marghera, se concepita in un’ottica di reindustrializzazione, offre non solo le opportunità dei terreni ma un’intera area attrezzata che può essere il futuro contenitore di nuove attività manifatturiere e industriali. Va lodato l’impegno dell’amministratore delegato del gruppo che ha sollecitato le istituzioni al fine di rendere possibile la riapertura". 

"Ora il nuovo accordo di programma"

"Un investimento di circa 20 milioni di euro che come sindacato abbiamo voluto e ottenuto siglando anche un Patto per la Competitività del sito che prevede modifiche in "peijus" per i dipendenti, - ha commentato Massimo Meneghetti della Cisl - che così facendo hanno voluto partecipare al riavvio e al rilancio della loro azienda. Non possono però essere solo i lavoratori e il sindacato a lavorare su questo. Pilkington dopo la Raffineria Eni, l'EcoDistretto del Riciclaggio e il progetto di rilancio della Centrale di Edison sono segnali forti che a Marghera, si può e si deve ancora investire nell'Industria e nel Manifatturiero. Ma proprio perchè questi non possono essere visti come iniziative estemporanee, serve dar seguito a un lavoro che abbiamo iniziato con l'inserimento di Venezia nelle 15 aree di crisi complessa a livello nazionale. Ora bisogna stringere i tempi. La call conference con Invitalia e il Ministero dello  Sviluppo Economico si deve tenere al massimo entro il mese di novembre per arrivare entro fine anno alla stipula del nuovo accordo di programma"

Incognita grandi navi

Ma c'è anche un freno al ritorno al passato di Porto Marghera, costituito dalle mancate decisioni sulle grandi navi: "Viviamo in un momento in cui le idee di sviluppo industriali e i possibili insediamenti si trovano ad un bivio dove ci auguriamo non nascano conflitti che magari sanano un problema, ma dall’altra parte ne creano altri, con conseguenze occupazionali pesanti, in entrambi i casi. Per quello penso che la Pilkington sia un esempio da seguire perché non solo fa reali investimenti, ma parte di questi, oltre alla riattivazione del forno primario, saranno utilizzati anche per le questioni ambientali. Ad esempio l’abbattimento delle polveri sottili. Ci sono aree libere che devono diventare contenitore di un’industria rinnovata dove al centro dell’interesse non c’è solo la produzione ma il rispetto sociale e dell’ambiente. Ed è chiaro che Pilkington e Bioraffineria non possono e non devono essere messe all’angolo per altri interessi".

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