Ripresa delle attività produttive: in pole manifattura, costruzioni e servizi

«Non c'è una decisione definitiva». A dirlo i sindacati al termine della videoconferenza di mercoledì con i ministri e il premier Conte. «Non ci sono dispositivi e condizioni per riprendere il 27 aprile»

Settore cantieristico edile, archivio

Nel corso della videoconferenza di oggi, mercoledì 22 aprile, il governo ha comunicato che non ha assunto ancora alcuna decisione sul tema della ripresa delle attività produttive. A dirlo sono le sigle confederali nazionali che domani saranno di nuovo al tavolo con i ministri Stefano Patuanelli dello Sviluppo economico, Nunzia Catalfo del Lavoro e Roberto Speranza, della Sanità, per discutere dei temi della sicurezza nella prospettiva della ripartenza. Il premier Giuseppe Conte ha prospettato l’ipotesi di riavviare, a partire dal prossimo 4 maggio, alcuni settori del manifatturiero, delle costruzioni e dei servizi.

Cgil, Cisl, Uil hanno ribadito che il protocollo dello scorso 14 marzo deve restare punto di riferimento imprescindibile per garantire la salute dei lavoratori coinvolti, quale condizione necessaria a riprendere la produzione e a dare un futuro al Paese. I dispositivi di sicurezza, gli strumenti di screening, le attività negli appalti, ad esempio, ad oggi, non sono ancora sufficienti per garantire quella condizione. Così come si pone un problema di assicurare il distanziamento sociale sui mezzi di trasporto pubblico che saranno utilizzati dai lavoratori.

Le sigle hanno rinnovato la richiesta di un confronto sui temi del sostegno all’economia e al lavoro sulla base dei prossimi provvedimenti che il governo intende varare e di attivare inoltre un tavolo di confronto a palazzo Chigi sul problema della scuola e della pubblica amministrazione. Cosi come va affrontato il problema della cura dei figli per i genitori che riprenderanno il lavoro. L’ipotesi di riprendere immediatamente tutte le attività, come richiesto da qualcuno, già a partire dal 27 aprile, proprio alla vigilia della giornata mondiale per la salute e sicurezza, «è un’ipotesi impercorribile», hanno detto.

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Peraltro, chi dimostra di averne diritto può già fare ricorso ai prefetti. «Bisogna attivarsi, nei prossimi giorni, per ottenere le necessarie garanzie e per evitare che si rischino dolorosi passi indietro sul fronte dei contagi. Le stesse aziende utilizzino il tempo a disposizione per organizzare il lavoro sulla base delle indicazioni contenute nel protocollo, che può essere migliorato e ampliato, ma certamente mai ridimensionato. Per noi, come convenuto anche dallo stesso premier, quello resta una sorta di testo sacro per riprendere ovunque, gradualmente, la produzione e il lavoro in sicurezza».

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