Safilo, coordinamento sindacale unitario per responsabilizzare l'azienda

Cgil, Cisl e Uil territoriali e nazionali a Mestre. A Martignacco si vuole ancorare la società agli impegni su Cigs, incentivi ed eventuale riconversione. Assemblee in vista a Santa Maria di Sala

Cancelli Safilo con bandiere sindacali, archivio

Quello che accade, anche a chilometri di distanza, nelle sedi Safilo di Veneto e Friuli Venezia Giulia, riguarda tutti i tavoli. Ognuno, sul piano sindacale, si è lasciato con il compito, il 5 febbraio scorso, di preparare verbali con i risultati delle trattative, stabilimento per stabilimento, da presentare al prossimo incontro al Mise (ministero dello Sviluppo economico) per l'accordo quadro. Si era parlato del 14, 15 febbraio ma i lavori sono andati avanti più a lungo, come previsto. Oggi, venerdì 21 febbraio, tutte le sigle territoriali e nazionali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil erano impegnate a un tavolo di coordinamento a Mestre, a porte chiuse, a detta loro «non facile». Obbiettivo: ancorare la società ai suoi impegni sui 700 esuberi, mai ritirati e neanche mai ridotti da parte di Safilo, impegnata nel frattempo in operazioni finanziare, a colpi di milioni di euro negli Stati Uniti, che i sindacati hanno giudicato «audaci» e hanno pesantemente criticato, a tavoli di contrattazione ancora aperti. A Martignacco la cassa intregrazione straordinaria per 250 lavoratori circa inizierà il primo luglio prossimo. «C'è la richiesta di chiusura, ma vogliamo ancorare l'azienda alle sue responsabilità - dicono i sindacalisti -. Safilo si deve far carico di accompagnare incentivi, Cigs ed eventuale riconversione tramite advisor e istituzioni locali, per tutto il percorso. Mentre ancora non c'è nulla di scritto. Si rischia che l'azienda apra la Cigs - qui e magari anche in altre sedi - scaricando tutto il resto al ministero». Gli incentivi all'esodo vanno trattati prima della Cigs e dell'accordo al Mise, secondo i sindacati territoriali, che affermano di aver avuto mandato di procedere dai lavoratori in provincia di Udine.

Longarone e Padova

Ora è il turno di Longarone. A Padova, anche trovando una quadra per i 50 esuberi, con incentivi all'esodo nei prossimi 5 anni (per lavoratori in procinto di andare in pensione o che abbiano altre soluzioni), resta tutta la logistica e ci sono i servizi su cui i sindacati vorranno avere il quadro riguardo alle prospettive dell'azienda per i prossimi anni. Sul Bellunese resta alta l'attenzione. Gli esuberi sono qui più numerosi che in qualsiasi altro stabilimento: 400 su 800 dipendenti, la metà. Ci sono impianti. Sono ancora adeguati per realizzare il tipo di occhiale chiesto dal mercato, il satinato piuttosto che il metallo? E soprattutto, è possibile salvaguardare la professionalità dei lavoratori? In base a come si muove la Regione che ha organizzato a Longarone gli stati generali dell'occhialeria, sì. È possibile una formazione e una ricollocazione per i lavoratori in esubero. Forse in Thélios del gruppo Lvmh? Molte le questioni in sospeso. Il 26 febbraio sindacati territoriali e regionali torneranno a incontrarsi qui.

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Venezia

E poi c'è Santa Maria di Sala nel Veneziano. Le tre sigle qui non hanno dubbi che a breve partirà un giro di assemblee. Per parlare di orari, di turni, di migliaia di pezzi e prospettive per i prossimi anni, quando di marchio rilevante resterà solo il francese Kering, probabilmente. E allora quello che le sigle si aspettano è un aumento del volume di pezzi, che vuol dire garanzie occupazionali. Anche il Veneziano ha pagato negli anni precedenti, con incentivi per uscite anticipate, a settembre 2019, e con i mancati rinnovi di tutti i tempi determinati negli anni. «E se ci sono manifestazioni d'interesse all'acquisto - spiegano le sigle - vorremmo saperlo e avere garanzie, anche ai tavoli di Roma, per una responsabilità dell'azienda in questo».

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