Economia

Sblocco dei licenziamenti, la situazione resta in linea con gli anni pre-pandemici

Zecchinel: «La fine del divieto non ha prodotto lo tsunami occupazionale previsto da molti. Ora avanti con le politiche attive». I casi si concentrano nel settore metalmeccanico

Lo dicono i dati di Veneto Lavoro: lo sblocco dei licenziamenti in Veneto non ha generato finora un aumento della disoccupazione involontaria. I numeri sono in linea con gli anni pre-pandemici e i casi si concentrano nel settore metalmeccanico delle province di Treviso e Vicenza.

Il 30 giugno 2021 è scaduto il divieto di licenziamento che interessava le imprese manifatturiere e delle costruzioni (escluse le aziende del sistema moda). Per gli altri settori è stato disposto l’accesso a ulteriori 13 settimane di trattamento straordinario di integrazione salariale. Nei giorni analizzati (i primi 10 del mese di luglio 2021) i licenziamenti sono stati 359 con un incremento rispetto all’anno precedente (+304), ma in linea con quelli avvenuti negli anni pre-pandemici, con un’unica eccezione il 7 luglio, quando un’unica impresa del settore delle costruzioni ha effettuato 71 licenziamenti per fine cantiere. Per quanto riguarda le aziende interessate al fenomeno si nota, invece, un leggero incremento di casi: 171 rispetto a 159 del 2019 ed a 166 del 2018. Non si evidenziano differenze sostanziali nel numero medio di licenziamenti per azienda (2,1 rispetto ai 2 del 2019). Sul versante dei licenziamenti di occupati a tempo indeterminato nelle imprese private dell’industria del territorio della Città Metropolitana di Venezia, con esclusione del settore moda, nel quadriennio 2018-2021 sono stati: 51 nel 2018, 67 nel 2019, 9 nel 2020 e 45 nel 2021; le aziende coinvolte sono state, rispettivamente nei 4 anni, 25, 24, 7 e 24.

Dal punto di vista settoriale, pur ancora con numeri molto modesti, si rileva un leggero addensamento dei casi nel settore metalmeccanico che vale ora il 47% delle aziende licenzianti (oltre 10 punti percentuali in più del biennio 2018-19) e un minor interessamento delle imprese di costruzioni che godono in questo periodo di un discreto rilancio (22% rispetto al 32%). Per quanto concerne le caratteristiche dei lavoratori licenziati, a parte la scontata prevalenza maschile, si sottolinea come la quota di coloro che erano presenti in azienda da meno di un anno registra una netta flessione (dal 22% al 7%) scontando ovviamente i pochi reclutamenti del 2020; interessante invece la crescita dei licenziati che avevano una anzianità compresa tra uno e tre anni, che salgono al 37%, 20 punti percentuali in più del biennio 2018-19. L’effetto settoriale si riverbera sulle province con maggior numero di imprese e addetti; Treviso e Vicenza.

«I dati di Veneto Lavoro dimostrano che la fine del divieto di licenziamento non ha prodotto lo tsunami occupazionale previsto da molti - commenta il presidente di Confapi Venezia Marco Zecchinel -. Una volta di più il sistema delle pmi Veneto evidenzia la sua velocità di recupero competitivo in termini produttivi e occupazionali. Il divieto di licenziamento è stato un provvedimento fondamentale e auspicabile nella prima fase della pandemia, ma la sua proroga lo avrebbe reso un ulteriore ostacolo alla flessibilità necessaria al sistema. Confapi ritiene ora improcrastinabile un nuovo “corpus” di provvedimenti per le politiche attive del lavoro».

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