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Economia Scorzè / Peseggia

È giorno di sciopero per i lavoratori dell'AkzoNobel

Filctem e Femca: «Buona parte della produzione è andata all'estero e negli ultimi 15 anni; investimenti fatti con il contagocce. Politica aziendale disinteressata»

L'azienda decide di andare via, gli investimenti fatti sulle persone e sul territorio all'improvviso non bastano più, il destino per decine di dipendenti appare segnato. Non senza che abbiano manifestato il loro "No": per questo mercoledì è giorno di sciopero per i 46 lavoratori della AkzoNobel di Peseggia di Scorzè, società leader delle vernici per il legno. Tutto è precipitato all'improvviso. La decisione di spostare produzione e logistica a Malmö, in Svezia, i vertici della multinazionale l'hanno resa pubblica solo pochi giorni fa. E il futuro per le famiglie legate a questo lavoro è cambiato in un attimo.

Non se l'aspettavano, dopo 50 anni. «Dapprima sono state tolte ricerca e sviluppo, il cuore dell'impresa, portandole in Germania - affermano i sindacalisti Davide Stoppa (Filctem Cgil) e Cristina Gregolin (Femca Cisl) - Poi è stata la volta del reparto d'ingegneria informatica smantellato in quasi tutte le sedi italiane, per essere portato in India. Identica manovra qualche anno dopo, per tutto il reparto finanza, che nella realtà di Peseggia è stato falcidiato, lasciando a casa 8 impiegati amministrativi, per creare un altro "centro d’eccellenza" in Polonia, che si è rivelato, a tre anni dalla sua nascita, un vero e proprio buco nell’acqua. Non parliamo poi dell’abbandono totale in cui, anno dopo anno, è stato lasciato il reparto vendite Italia e di conseguenza il mercato italiano, lasciato consapevolmente alla mercé della concorrenza; anche questo un segnale, come tutti i precedenti, che sulla sede wood di Peseggia, AkzoNobel non ha mai voluto puntare».

Anche l'Ufficio acquisti, raccontano i sindacalisti, ha subito la stessa sorte, perché «negli ultimi due anni gli è stato tolto ogni potere decisionale e d’acquisto. Questa sciagurata scelta - continuano - ha messo in terribile difficoltà l’organizzazione dei reparti produttivi e il reperimento di materie prime, fondamentale per un corso scorrevole della produzione». Negli anni si sono andati via via riducendo anche gli operai dei reparti. «Ad oggi se ne contano 21 - proseguono Filctem e Femca - Ma anche buona parte della produzione è andata all'estero e negli ultimi 15 anni e gli investimenti per un ammodernamento dei reparti produttivi sono stati fatti con il contagocce, segno anche questo di una mancanza di interesse per l'Italia».

Negli ultimi anni l’azienda non si sarebbe risparmiata di avanzare delle richieste ai lavoratori: straordinari, scarico delle ferie maturate nei periodi bassi della produzione, cassa integrazione a spese dei dipendenti e dello Stato italiano, concludono i sindacati. «Tutto questo nonostante i messaggi divulgati dalla società, che durante  la formazione dei lavoratori ha fatto sue parole d'ordine quali: "etica professionale", "codice di condotta", per poi liquidare i collaboratori con una comunicazione da un giorno all’altro. Non accettiamo questa decisione, non accettiamo di perdere il posto di lavoro nel nome del profitto, non accettiamo di essere carne da macello».

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