Economia

Dalla Bicocca si annuncia: Venezia al sesto posto per la qualità della vita

In una ricerca basata sul metodo edonico, gli economisti dell'università milanese hanno stilato una classifica delle città italiane, in base alla disponibilità a pagare degli italiani per viverci

Ha un nome poco familiare per i non addetti ai lavori. In soldoni, è servito semplicemente a stilare la classifica delle città italiane per qualità della vita, in termini di disponibilità a pagare degli italiani per trasferirsi lì.

È il metodo edonico, usato dagli economisti dell’Università di Milano-Bicocca Alessandra Michelangeli, Emilio Colombo e Luca Stanca, in una ricerca basata su dati resi disponibili dall’Agenzia del Territorio e dall’INPS e presentata questo pomeriggio nel corso di un incontro pubblico in Ateneo.

"Con questo lavoro – hanno chiarito i promotori – non vogliamo stabilire dove si viva meglio ma, basandoci sui prezzi di mercato degli immobili a uso abitativo, rivelare le valutazioni implicite degli individui rispetto alle caratteristiche delle città".

Stando i risultati, ai primi posti in Italia ci sarebbero Pisa, Trieste e Bologna. Per trasferirsi in città con caratteristiche economiche, sociali e con servizi simili a quelli presenti in questi tre capoluoghi, gli italiani sarebbero disposti a pagare anche fino a un quarto del proprio reddito annuo. Venezia occuperebbe la sesta posizione e, per vivere qui, i cittadini italiani arriverebbero a pagare ben 3287 Euro. Milano si classifica al sessantesimo posto e Roma al sessantacinquesimo. La prima città del Sud sembra essere Salerno, al trentatreesimo posto. In cima, comunque, figurano principalmente i centri medio-piccoli del Centro e del Nord Italia, mentre sorprendono la settantaduesima e la settantacinquesima posizione occupate rispettivamente da Trento e Bolzano.
 
L’aspetto positivo della valutazione edonica utilizzata è che essa deriva le sue stime dalle scelte effettivamente compiute dai cittadini, dunque non solo supposte.

Alla base vi è la volontà di misurare la qualità della vita in una città “utilizzando una serie di caratteristiche del territorio di natura ambientale, demografica e socioeconomica”, definite “amenities” o “amenità”, che “hanno un impatto positivo sul benessere dei suoi abitanti” (come il clima mite, le buone scuole, il basso tasso di criminalità). Qualora tali caratteristiche abbiano, invece, un impatto negativo si definiscono “disamenities” o “disamenità”.

Secondo gli autori, infatti, “le caratteristiche del territorio si riflettono nei prezzi delle abitazioni e delle retribuzioni, in quanto gli individui scelgono di abitare e di lavorare nelle città che giudicano più attraenti, facendo così variare la domanda di abitazioni e l’offerta di lavoro”. La presenza di amenità in una particolare zona farebbe aumentare la domanda di abitazioni e l’offerta di lavoro.

Pertanto, “a parità di altre condizioni, attraverso le differenze che si osservano in equilibrio tra diverse aree nei prezzi delle abitazioni e nelle retribuzioni, è possibile ottenere una valutazione monetaria dell’importanza che le persone attribuiscono a ciascuna amenità”.
I prezzi impliciti ottenuti in questo modo possono essere utilizzati per pesare diverse caratteristiche territoriali e costruire, quindi, appropriati indici della qualità della vita.

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