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Dalla bioraffineria solidarietà ai lavoratori del cracking di Marghera. Anche Ferrara vuole sapere

«Probabilmente l'atto finale del processo di dismissione del polo industriale». Preoccupazione dall'area padana collegata via pipeline. «Chiediamo un tavolo governativo e spiegazioni dei piani Eni nei territori»

«Solidarietà ai colleghi di Versalis e delle imprese in appalto coinvolte dalla decisione di Eni di sospendere definitivamente entro il 2022 le attività del cracking di Porto Marghera». Hanno espresso la loro vicinanza ai colleghi del petrolchimico, i 200 lavoratori e la Rsu della bioraffineria di Venezia, dopo l'annuncio dell'amministratore delegato Eni, Claudio Descalzi qualche giorno fa, circa la fermata dell'impianto veneziano assieme a quello degli aromatici. Sono 400 i dipendenti diretti e altrettanti quelli dell'indotto, secondo le sigle locali dei chimici Filctem, Femca e Uiltec.

«Probabilmente siamo di fronte all’atto finale del processo di dismissione di quello che era uno dei maggiori poli industriali europei», commentano. «La preoccupazione è forte ed è stata immediata anche da parte dei siti di Ferrara, Mantova e Ravenna, che ora intendono incontrare Eni per capire le conseguenze di questo nuovo assetto per l'area padana», ha spiegato Cristian Tito della Uiltec di Venezia. Marghera alimenta gli altri stabilimenti tramite il collegamento via pipeline con il quale si trasferiscono etilene e propilene. Ma se Venezia non li produce più, si vuole capire quale ruolo avranno gli altri stabilimenti, nel contesto della chimica italiana. Per questo tutti i sindacati hanno chiesto una convocazione al ministero dello Sviluppo, sul piano nazionale, e un incontro che entri nel dettaglio dei nuovi progetti Eni su Marghera, nel sito veneziano.

«In questo triste scenario l’unica fonte di speranza è rappresentata dalla bioraffineria - scrivono Rsu e lavoratori - il cui percorso di riconversione però non è ancora compiuto (nel 2024 Eni ha parlato di un upgrading della raffineria e dell'impianto Steam Reforming per produrre idrogeno in cui collocare una parte dei 400 dipendenti del cracking). In merito alla proposta di Eni - continuano - di riconvertire l'impianto cracking attraverso produzioni alternative, una cosa è certa: se questo deve avvenire non può prescindere da una garanzia di continuità e futuro occupazionale a quanti popolano l’industria chimica e la raffinazione di Porto Marghera. Gli attuali livelli occupazionali si mantengono con produzioni innovative e non vi è dubbio che Eni abbia le capacità industriali e le disponibilità economiche per rilanciare il polo veneziano». Sono coinvolte centinaia di lavoratori, spiegano. «Siamo infatti convinti che la questione cracking di Porto Marghera vada trattata a un tavolo governativo come avvenne per la raffineria di Venezia circa 10 anni fa».

«Eni chiarisca qual è il piano industriale per lo stabilimento di Porto Marghera e per i siti collegati di Ferrara, Mantova e Ravenna, dopo l'annuncio della chiusura dell'impianto di cracking cui sono seguite poco chiare rassicurazioni sul mantenimento dei livelli occupazionali attraverso attività alternative - chiedono i senatori del Pd Andrea Ferrazzi, Paola Boldrini e Stefano Collina al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, al quale hanno rivolto un'interrogazione sottoscritta da altri 12 colleghi dem -. La transizione green ha bisogno di investimenti e deve essere un tutt’uno con la sostenibilità sociale oltre che economica. Chiediamo dunque ad Eni chiarezza, trasparenza e coinvolgimento di tutti gli stakeholder».

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