Un metodo per misurare l'impatto del Porto. Una mobilitazione per proteggerlo

Lo studio dell'Autorità di sistema portuale e della Camera di commercio svela i numeri dell'imponenza economica del sistema. Sindacati in protesta davanti all'Heritage Tower per gli scavi dei canali

Heritage Tower, mobilitazione per gli scavi dei canali portuali

Misurare le ricadute dirette e indirette su territorio, regione e per il Paese, di un sistema complesso come il porto, con risultati replicabili come nelle scienze è stato possibile grazie a uno studio dell'Autorità di sistema portuale del mar Adriatico settentrionale e della Camera di commercio di Venezia Rovigo. Venezia è il primo home port crocieristico nazionale con 1,56 milioni di passeggeri movimentati e il porto di Chioggia, nel settore della pesca, è secondo solo a Mazara del Vallo grazie alle 16,788 tonnellate di pescato e alle oltre 5,5 migliaia di tonnellate di stazza complessiva della flotta peschereccia. Tra i porti mercantili, lo scalo veneziano risulta settimo a livello nazionale grazie agli oltre 26 milioni di tonnellate di merci movimentate.

Lo studio

Lo studio è “L’impatto economico e sociale del sistema portuale veneto”, ed è stato presentato oggi, giovedì 23 gennaio, a Porto Marghera nella Venezia Heritage Tower con il supporto di Unioncamere Veneto e il patrocinio del ministero delle Infrastrutture. Il sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale dimostra una spiccata vocazione di porto multi-purpose, dove nessun ambito prevale sull’altro in modo rilevante e dove la filiera agroalimentare si affianca a quelle siderurgica, chimica, energetica, commerciale, turistica e a quella della pesca. La multifunzionalità è sinonimo di flessibilità e rappresenta un valore aggiunto poiché consente agli scali di Venezia e Chioggia di assorbire i cambiamenti repentini e imprevedibili dell’economia.

I numeri

Sono 1.260 le aziende direttamente impiegate a Venezia e 322 le aziende impiegate a Chioggia, per un totale di 21.175 addetti. Le aziende coinvolte dal porto di Venezia sviluppano un valore di produzione diretto di 6,6 miliardi di euro, pesando per il 27% sull’economia comunale e per il 13% su quella metropolitana. Misurando anche l’indotto, l’impatto economico totale è quantificabile in 92.284 posti di lavoro, il 61% registrati nell’ambito metropolitano, il 13% nell’ambito regionale al di fuori della città metropolitana e il 26% in Italia al di fuori del Veneto. Tra produzione diretta, indiretta e indotto, il sistema portuale veneto pesa per 21 miliardi di euro di cui: 11,7 miliardi di produzione diretta, 7 miliardi di produzione indiretta e 2,3 miliardi di indotto. Circa 10,6 miliardi della produzione totale rimangono nella città metropolitana, 3,9 nel resto del Veneto e i rimanenti 6,4 nel resto del Paese. Se per impatti economici diretti a beneficiarne è soprattutto il territorio locale, per quanto riguarda gli impatti indiretti e indotti, la maggior parte delle ricadute benefiche si registrano altrove, a conferma delle interconnessioni esterne generate dal sistema portuale.

La metologia

«L’utilizzo sistematico di questa metodologia consentirebbe sicuri benefici a tutto il sistema Paese in termini di risultati di crescita e di rilancio dell’occupazione - afferma il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale Pino Musolino - e permetterebbe di sganciarci definitivamente da una vecchia modalità di programmazione campanilistica e miope all’interno di territori che, invece, hanno bisogno sempre più di maggiore sinergia e strategie armoniche per risultare vincenti nella competizione globale». «Abbiamo voluto e sostenuto l’elaborazione di uno studio oggettivo e concreto in grado di aiutarci a costruire il futuro del Porto di Venezia e Chioggia su basi solide - dichiara Giuseppe Fedalto, presidente Camera di commercio di Venezia Rovigo - Il sistema portuale veneto è un attivatore di economie, di valore aggiunto e di produzione di indotti.

La protesta

Già annunciata qualche giorno fa, è stata messa in atto la mobilitazione dei sindacati nell'area esterna della Heritage Tower, indetta dalle sigle Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt Uil. «Nessun dietrofront - spiegano - deve essere fatto sulla manutenzione di tutti i canali, perché i 12 metri del piano regolatore portuale di Venezia e i fondali di Chioggia devono essere conseguiti e rispettati. Non si torna indietro sulla spinta per la definizione del protocollo fanghi (che secondo il governo dovrebbe arrivare a fine gennaio) e del piano morfologico della laguna». «Il porto di Venezia è motore economico del territorio, della Regione e dell'Italia, oggi però è minacciato per le mancate scelte dei governi attuali e precedenti: speriamo che Roma si svegli e prenda decisioni ormai non più rinviabili», ha detto l'assessore Simone Venturini alla presentazione dello studio di stamattina. L'assessore ha incontrato una rappresentanza dei lavoratori portuali in lotta confermando il pieno appoggio dell'Amministrazione comunale alle loro richieste, rivolte al governo».

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Le imprese

«Dobbiamo tutti, forze politiche e sociali insieme, essere capaci di intendere il porto come bene comune - ha commentato il segretario regionale Cna del Veneto Matteo Ribon - Un'infrastruttura che genera oltre 90 mila occupati compreso l'indotto, deve essere compresa da tutti gli attori del tessuto economico e produttivo. La rotta per la Cina va non solo recuperata al più presto ma anche incentivata. Ribon sottolinea poi come fattore chiave la propensione all'export del territorio “che trova nel porto un'infrastruttura necessaria per cui speriamo che il Governo centrale, come dichiarato anche questa mattina dal sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze Pierpaolo Baretta, individui al più presto una soluzione per quanto riguarda il protocollo fanghi. La rotta per la Cina va non solo recuperata al più presto ma anche incentivata. I dati sull'import e l'export, quest'ultimo cresciuto del 20 per cento sul lungo periodo (2009 – 2018) e del 5 sul breve (2017 – 2018), mostrano la centralità, la vitalità e l'utilità del porto anche per le piccole e medie imprese artigiane».

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