Previsioni 2023

Il triangolo Milano-Venezia-Bologna traina il Pil nazionale: lo studio di Cgia

Nel 2023 la crescita complessiva rallenta, ma l'Italia si dimostra resiliente. Secondo le previsioni i risultati migliori si avranno tra la Lombardia, il Nordest e l'Emilia Romagna

Dopo un 2022 da record, il rallentamento della crescita del Pil previsto per l’anno in corso in tutta Europa interesserà anche le nostre regioni. La Lombardia e il Nordest, comunque, continueranno a trainare il Paese, rafforzando la leadership del nuovo triangolo industriale allargato (Milano-Bologna-Venezia) che da qualche decennio ha “scalzato” quello storico (Milano-Torino-Genova). L'ufficio studi della Cgia, associazione di artigiani e piccole imprese, calcola che quasi la metà del Pil nazionale sia prodotta dalla macro-area che comprende Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

Il trend è confermato dalle previsioni di crescita per l'anno in corso: nei primi 5 posti della graduatoria nazionale ci sono il Trentino Alto Adige (Pil regionale +0,77%), l’Emilia Romagna (+0,79%), la Lombardia (+0,81%) e, al primo gradino del podio, Friuli Venezia Giulia e Veneto con +0,82%. Anche nel sud, comunque, sono attesi buoni risultati: in Campania +0,62%, in Abruzzo +0,65, in Sicilia +0,66, in Basilicata +0,71 e in Puglia +0,73%. Complessivamente, nel 2023 il Mezzogiorno potrebbe ottenere un incremento del Pil superiore alle regioni del Centro.

L’anno scorso, invece, la regione che è cresciuta maggiormente è stata la Lombardia, che ha registrato un significativo +3,93%. Subito dopo il Veneto (+3,87%), la Valle d’Aosta (+3,85%) e l’Emilia Romagna (+3,82%). Bene anche la Campania (+3,72%), la Calabria (+3,52%) e la Sicilia (+3,51%). La media italiana è stata del +3,67%. Nel tempo è costantemente cresciuto il “contributo” della Lombardia e del Nordest al Pil nazionale. Il valore di questa area nel 2022 ha toccato gli 883 miliardi di euro, pari al 46,3% del Pil nazionale.

Baricentro spostato a est

Il nuovo triangolo industriale ha mantenuto fermo il vertice su Milano, ma, rispetto alla versione storica, è ruotato di 180 gradi, posizionando i due nuovi ipotetici vertici su Bologna e Venezia. Questa nuova collocazione geografica che, comunque, comprende tutto il Nordest, emerge anche dal risultato del conteggio del numero dei veicoli pesanti che transitano lungo le autostrade del Nord. Se sull’A4 Torino-Milano il numero medio giornaliero dei Tir è di 13.432, sull’A4 Milano-Brescia è di 26.108 (quasi il doppio) e sul tratto dell’A4 Brescia-Padova è di 28.795 (più del doppio). «In maniera empirica - fa notare la Cgia - possiamo affermare come i flussi di merci e, conseguentemente, anche il peso economico del Paese mantengono al centro della scena Milano e la Lombardia che, nel frattempo, hanno orientato il proprio “interesse” commerciale soprattutto verso le regioni del Nordest».

Chi sostiene il Pil?

Sebbene permangano ancora molti fattori di instabilità (guerra, costo del denaro, inflazione, caro energia, siccità, etc.), il settore produttivo del Paese sta dimostrando livelli di resilienza impensabili fino a qualche tempo fa. Anche nel 2023 i consumi delle famiglie, gli investimenti e la produzione industriale si manterranno su soglie importanti. Le presenze turistiche sono destinate a toccare quelle registrate prima dell’avvento del Covid. Per contro soffriranno l’edilizia (che sconterà la progressiva riduzione dei bonus) e l’agricoltura, che già adesso soffre la carenza idrica e la difficoltà di reperire personale. 

Veneto: regione record, ma senza Tav

Il Veneto, sostiene Cgia, è una regione che nonostante le performance presenta un deficit infrastrutturale particolarmente significativo. Va ricordato che è la terza regione d’Italia sia per Pil prodotto (quasi 180 miliardi) sia per export (oltre 82 miliardi) e registra il più alto numero di presenze turistiche del Paese (circa 70 milioni all’anno), ma a differenza della gran parte delle aree geografiche del Centro-Nord, non è ancora servita dalla linea ferroviaria ad alta velocità e alta capacità (AV-AC). Ad oggi, l’unica tratta percorribile in questa regione dai treni veloci è la Mestre-Padova (lunga meno di 30 chilometri). Secondo il commissario per l’alta velocità ferroviaria in Veneto, Vincenzo Macello, la Brescia-Verona verrà ultimata nel 2024 e la Verona-Vicenza nel 2026: pertanto, prima dell’inizio dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, lungo la linea ferroviaria Milano-Venezia mancherà ancora la tratta tra Vicenza e Padova. La linea Bologna-Padova, infine, dovrebbe essere interessata dai lavori dell’AV-AC solo nei prossimi anni.

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