Non di solo turismo: «Ripensare il modello economico lagunare»

La proposta, l'appello, la petizione. Chi vive Venezia vuole di ripartire, ma per farlo chiede di riprogettare e ricostruire tutto in modo diverso. Ecco come

Venezia, Castello

Una scure che si è abbattuta sul comparto turistico veneziano, e su ogni ambito trasformato e dedicato a trarre un guadagno dal settore, quella del coronavirus. In tante occasioni e da più parti, pur riconoscendolo come spina dorsale dell'economia, è stato chiesto se «l'invasione turistica» non stesse fagocitando qualsiasi cosa come il semplice vivere, abitare, lavorare o studiare in città. Oggi ad alberghi, musei, negozi, ristoranti fermi, a laguna vuota, sono numerose le voci di chi chiede un ripensamento del modello.

L'alluvione

Lo fa l'associazione di promozione sociale Dove di Dorsoduro, che coglie la sollecitazione dell'assessore al Turismo Paola Mar, per avanzare proposte e «condividere le riflessioni che abbiamo fatto nel corso della nostra ultima assemblea». Dall'alluvione del 12 novembre scorso al Covid-19: la città è in ginocchio. Per l'associazione Dove occorre prorogare i termini della presentazione della documentazione per i rimborsi, che si chiudono a fine mese. A causa del blocco per il coronavirus tanti non hanno potuto svolgere i lavori di ristrutturazione necessari o acquistare i beni deperiti, elettrodomestici e macchinari, e non possono perciò presentare le ricevute. Servirebbe un altro mese o 2, spiega Dove.

Dispositivi

In primo piano però la salute dei cittadini e le attività. Dove suggerisce di sveltire le modalità di distribuzione dei dispositivi di protezione, attarverso gli operatori ecologici, ad esempio. E su Venezia, scrive Dove, «negli ultimi decenni sono stati compiuti errori di sottovalutazione (dei rischi) e di sopravvalutazione (dei vantaggi) che un’economia esclusivamente o prevalentemente basata sul turismo comporta, con il risultato che ogni perturbazione è in grado di bloccare e costringere in sofferenza l’intera economia, a scapito della comunità degli abitanti». La situazione del mercato immobiliare cittadino è tale da aver causato «la scomparsa anche di tutte quelle piccole e medie attività produttive veneziane, di tipo artigianale o commerciale, residuo del tessuto urbano, mentre la Biennale ha esteso a macchia d’olio la sua occupazione con padiglioni che fanno concorrenza sleale alle attività cittadine». 

La ripresa

«Nonostante lo shock (o forse proprio come suo esito positivo) non si colgono segni di resa nella cittadinanza che mostra invece la volontà di prepararsi a una ripresa che sarà lunga, impegnativa e che non può consistere in un anacronistico ritorno al passato: non basterà investire in marketing e organizzare eventi attrattivi, occorre ripensare Venezia come progetto di città e di comunità. Forte e chiaro il segnale di associazioni di categoria come Confartigianato e Confesercenti, realtà più circoscritte come i ristoranti della Buona Accoglienza o l’associazione Piazza San Marco, senza dimenticare i soggetti civici che si focalizzano su temi specifici con rilevanza generale, un esempio per tutti quello del comitato per l’area degli ex-gasometri».

La petizione

Una petizione è partita su change.org ed è stata rilanciata dalla pagina Fecebook Veneziamiofuturo. La raccolta firme è rivolta al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. «Sappiamo che per molto tempo questo tipo di turismo non tornerà. È il momento per rendersi conto che non deve essere questa l'unica fonte di reddito per Venezia. Turismo e ambiente vanno di pari passo. Non è accettabile che Venezia sia la quinta città più inquinata d’Italia. Chiediamo che le autorità prendano delle decisioni, applicando i più avanzati standard sulle emissioni a tutte le imbarcazioni a motore, introducendo l’ibrido e l'elettrico puro, tecnologie avanzate di controllo della velocità su tutte le imbarcazioni a motore; politiche efficaci per il ritorno della residenza e della classe media nella città storica, agevolando gli artigiani, la produzione locale e le giovani start-up con affitti calmierati. Non corriamo dietro al turismo. Diana Vandeville e Laura Panchisen con l'appoggio del Gruppo 25 Aprile».

L'appello

«Azzerare un modello di economia urbana basato sul turismo globale e imporre la riflessione su una alternativa che va costruita - è uno degli appelli del presidente della Municipalità di Venezia Murano Burano, Giovanni Andrea Martini - Due sono le specializzazioni di Venezia: il patrimonio storico culturale e quello ambientale. Ci si doti di tutto ciò che serve e cioè di programmi di investimento, di reti di relazioni e di personale addestrato a lavorare nell'epoca della digitalizzazione. Le università si aggreghino con nuove strutture di lavoro - nel processo di smaterializzazione e trasferimento delle informazioni - Al tempo stesso c’è tutto la tradizione artigiana veneziana che va assistita nella evoluzione tecnologica. Il turismo - conclude - non scomparirà di certo, le forme estreme dell’overturismo che abbiamo conosciuto e che hanno degradato e umiliato l’immagine della città, passata nelle mani avide di profittatori senza scrupoli, sì. Questa va capita, come opportunità di positivo cambiamento».

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