Art conversation: Simone Fattal in dialogo con Mouna Mekouar e Lorenzo Giusti

Riceviamo e pubblichiamo:

"In occasione della mostra “Luogo e Segni”, collettiva che riunisce le opere di 36 artisti, curata da Mouna Mekouar e Martin Bethenod, a Punta della Dogana sino al 15 dicembre 2019, il Teatrino di Palazzo Grassi propone un ampio programma di attività di approfondimento, sfruttando le molteplici chiavi di lettura offerte dai linguaggi della contemporaneità e dalle opere in mostra. Dopo l’artista Hicham Berrada, l’Istituzione presenta una nuova Art Conversation per conoscere più da vicino gli autori coinvolti nella mostra, incentrata sulla relazione tra l’opera d’arte e i luoghi fisici e mentali della sua produzione, ideazione ed esposizione.

Martedì 24 settembre alle 18.00, Simone Fattal (1942, Damasco, Siria), scultrice di origine siriana cresciuta in Libano, incontra Mouna Mekouar, co-curatrice della mostra “Luogo e Segni” insieme a Martin Bethenod, e Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC di Bergamo, per una conversazione aperta al pubblico.
Le sculture di Simone Fattal cercano di restituire le linee e le forze che riflettono la sua vita interiore, la sua relazione con il mondo. L’artista fa emergere dalla terra – dall’argilla, materia viva – delle figure di un’altra realtà, di un altro mondo. I suoi lavori evocano l’unione della terra e del cielo, dell’amore mistico e dell’amore umano con il tono di una confidenza intima.

L’artista partecipa alla mostra “Luogo e Segni” con la scultura “The Meeting” (2018, Musée Yves Saint Laurent, Fondation Jardin Majorelle) e il gruppo “Angel” (I, II, III, IV, V, 2018), presentati nell’ambito della sezione “Garden of Memory”. Collocata a conclusione di “Luogo e Segni” a Punta della Dogana, “Garden of Memory” rievoca l’omonima mostra tenutasi nel 2018 al Musée Yves Saint Laurent di Marrakech, che poneva in dialogo la poesia di Etel Adnan con le opere di Simone Fattal e Robert Wilson. Curata da Mouna Mekouar, la mostra seguiva una narrazione non lineare, illustrando un paesaggio mentale in cui riecheggiano le esperienze condivise dei tre artisti, amici prima che colleghi, e le opere interagiscono come in una coreografia che unisce poesia, suono e scultura.

Il programma di iniziative volte alla rilettura della contemporaneità e la costruzione di nuove narrative possibili a partire da “Luogo e Segni” prosegue nel mese di ottobre in cui sarà possibile percorrere la mostra con mediatori culturali d’eccezione: i rifugiati e richiedenti asilo della città metropolitana di Venezia che hanno partecipato al bando “Altri Sguardi”, lanciato da Palazzo Grassi – Punta della Dogana lo scorso giugno. I partecipanti al progetto saranno chiamati ad interpretare le opere in mostra, fornendo uno sguardo inedito sul percorso espositivo o sulle singole opere che, dal loro punto di vista, possono innescare una narrazione personale o alternativa".

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