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Come eravamo: la più grande collezione di cartoline di Venezia alla Fondazione Cini

Sono in tutto 6602 le cartoline donate alla Fondazione. Una collezione imponente che dallo scorso 5 giugno arricchisce le collezioni dedicate a Venezia e alla sua storia

Migliaia di cartoline che documentano la vita di Venezia e della laguna tra l’800 e il 900 entrano a far parte delle collezioni documentali della prestigiosa istituzione veneziana. In tutto 6602 cartoline di pregio e rarità che documentano tessuto urbano, monumenti, edifici, opere d’arte, e attività industriali e commerciali, cantieristica navale, avvenimenti, feste, costumi di Venezia come pure di altri centri lagunari (Pellestrina, Chioggia, Sottomarina), che grazie a una generosa donazione privata di anonimi appassionati, dal 5 giugno arricchiscono le cospicue collezioni della Fondazione dedicate a Venezia e alla sua storia.

Fine Ottocento, inizio Novecento

Molte delle cartoline che compongono la collezione, originariamente formata da Bruno De Blasi, sono state pubblicate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento da editori italiani e stranieri, come il veneziano Pietro Brasolin e lo svizzero Carl Künzli, utilizzando tecniche di stampa differenti, dalla fotocromia e alla stampa al bromuro. La raccolta, probabilmente la più grande collezione al mondo di cartoline su Venezia, possiede un notevole valore documentale poiché raccoglie gli scatti di alcuni fotografi veneziani come, come Carlo Naya e Tomaso Filippi, e illustrazioni realizzate da artisti noti, come la serie dedicata alla vita lagunare realizzata dal pittore Raffaele Tafuri che fornisce una originale testimonianza della storia e della cultura lagunare di quegli anni.

Non solo vedute

Di particolare attrattiva, oltre quelle classiche, raffiguranti ‘vedute’ dei luoghi di Venezia, sono le cartoline che documentano la vita e le attività tradizionali nei campi cittadini, dalle ‘impiraresse’ ai ‘becheri’, o quelle raffiguranti esercizi commerciali e ditte cittadine come vetrerie, falegnamerie e antiquari. In molti casi si tratta di preziose testimonianze di una Venezia che, come si usa dire spesso, non c’è più.

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