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Foto di Valentina Braido

Foto di Valentina Braido

Due standing ovation per il maestro, il concerto di Ezio Bosso a Stra è un successo

Nonostante il monito dei medici di ridurre le sue esibizioni, il compositore torinese non è voluto mancare in Villa Pisani. Un concerto emozionante, ad alto tasso comunicativo

Non sono le difficoltà a fermare il talento dell’artista. Che Ezio Bosso ci mettesse l’anima e desse tutto se stesso in compagnia del suo “fratellone”, il suo pianoforte a coda che lo segue nei suoi concerti, era già cosa nota. Ma per capire a fondo la portata del musicista, del compositore originale e raffinato, del comunicatore, è indispensabile vivere in prima persona un suo concerto. Uno spettacolo in cui la parola ha (quasi) la stessa importanza della musica. È così, il pianista si pone nei panni di musicista e nei panni di uomo, a parole e in note. Nulla è lasciato al caso nel concerto del maestro.

La sua esibizione di mercoledì sera nella splendida cornice di Villa Pisani a Stra ne è stata la conferma. Una rassegna, quella organizzata da Veneto Jazz (Venezia Jazz Festival), alla quale non ha voluto rinunciare, nonostante il monito dei medici di ridurre le esibizioni in pubblico per non mettere a repentaglio le sue già precarie condizioni di salute. Ma lui, “abituato a suonare all’interno di una stanza”, come ha specificato poco prima dell’inizio del concerto, ha voluto esserci. Ha voluto condurre il pubblico in un incredibile viaggio fatto, per l’appunto, di stanze, quelle che ha raccontato in musica all’interno del suo ultimo album, “The 12th room”. Per condividerle con tutti.

“Storie di stanze” che raccontano con sentimento e trasporto da dove egli deriva e da dove trae origine la sua musica. Sono le parole mai banali con le quali introduce i suoi pezzi a far capire l’essenza di Ezio Bosso. Quella di musicista e compositore da una parte, e quella di fine interprete della vita umana dall’altra. La sua e, più in generale, quella dell’uomo. La sua esibizione in Villa non ha avuto “bassi”, momenti meno intensi che per i non addetti ai lavori, in un concerto per pianoforte, non avrebbero destato stupore. Il racconto delle sue stanze, infatti, è sempre calibrato, mai banale, essenziale e capace di raggiungere l’animo delle persone. Impossibile annoiarsi, impossibile non farsi trasportare all’interno delle sue stanze, in un crescendo costante di pathos. Il racconto del maestro, lungo poco più di due ore e mezza - con annessa e necessaria pausa "per riavvitare i bulloni" - si è concluso con il pubblico in piedi. Non una, bensì due standing ovation per lui, uscito visibilmente emozionato dal palco, per l'affetto dimostrato dal suo pubblico.

E l’esibizione di Ezio Bosso ha fatto passare in secondo piano qualche bega organizzativa, da segnalare per dovere di cronaca. Non è stato facile per una buona parte del pubblico, infatti, trovare il proprio posto a sedere, complice una numerazione per colonne e file numeriche un po’ confusionaria, che ha portato lo staff a dover aggiungere delle postazioni di emergenza, per evitare che il concerto cominciasse ancora con gli spettatori in piedi. Una situazione sulla quale non ha mancato di scherzarci su neppure il compositore. E che è stata prontamente arginata.

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