Lunedì, 15 Luglio 2024
Cultura

La Biennale sposa la complessità: "Viviamo in tempi difficili, l'arte ci aiuti a decodificarli"

Presentata lunedì a Ca' Giustinian la 58. Esposizione internazionale d'Arte di Venezia, che aprirà i battenti l'11 maggio 2019. Presenti il presidente Baratta e il curatore Rugoff

Ci sarà tempo fino a novembre per visitare la Biennale d'Architettura 2018, ma la macchina della Fondazione è già attiva per preparare la 58. Esposizione Internazionale d'Arte, che aprirà i battenti nelle consuete location dei Giardini e all'Arsenale a partire dall'11 maggio 2019. La presentazione della kermesse si è tenuta lunedì mattina a Ca' Giustinian, alla presenza del presidente Paolo Baratta e del curatore designato, Ralph Rugoff, direttore dal 2006 della Hayward Gallery di Londra.

Tempi interessanti

"May you live in interesting times", questo il nome prescelto per la Biennale numero 58, è una frase recuperata da un antico detto cinese che fa riferimento a periodi d'incertezza, crisi e disordini. "Ho deciso di organizzare una Biennale che dia il piacere della scoperta - ha spiegato Rugoff - Un piacere che non ci aspettiamo, non prevedibile. Non sono forme che i media commerciali creano per noi. Credo che la natura della Biennale, che si ripete ogni 2 anni, sia una specie di orologio: ti costringe a riflettere sul tempo in cui viviamo. Viviamo in tempi in cui le cose cambiano in modo imprevedibile". Il curatore ha incentrato il proprio discorso e tutta l'organizzazione dell'Esposizione sui "tempi interessanti", come quelli odierni, quando succedono certi avvenimenti ed è difficile immaginare ciò che accadrà successivamente.

"Mettere in discussione le categorie"

"In un'epoca nella quale la diffusione digitale di fake news e di 'fatti alternativi' mina il dibattito politico e la fiducia su cui questo si fonda, - ha continuato Rugoff - vale la pena soffermarsi, se possibile, per rimettere in discussione i nostri punti di riferimento. L'Esposizione non avrà un tema di per sé, ma metterà in evidenza un approccio generale al fare arte e una visione della funzione sociale dell'arte che includa sia il piacere che il pensiero critico". Sarà al tempo stesso una Biennale d'Arte che abbraccerà la ocntraddizione: "Siamo creature contraddittorie - ha concluso il curatore - abbiamo dei desideri che confliggono l'uno con l'altro. E l'arte ha un ruolo in cui tutto questo viene riconosciuto ed esplorato. Un ruolo enorme da svolgere nell'aiutarci a risintonizzare il nostro pensiero, sviluppando la comprensione di prospettive diverse. Questo è uno dei grandi valori culturali di ciò che fanno gli artisti: non fanno lavori interessanti se hanno un solo punto di vista. Sarà una mostra dedicata a questo spirito, un'arte che abbraccia tipi di vista multipli, mettendo in discussione le categorie che già abbiamo".

Una "macchina del desiderio"

La Biennale vista come macchina del desiderio, questo il tema su cui si è soffermato il presidente della Biennale Baratta. "I temi attribuiti alle singole biennali in passato - ha spiegato - erano fondati sull'ambiguità della parola, erano diversi i modi con cui ci si avvicina a un'esposizione internazionale. Ora gli artisti si presentano con le proprie verità da raccontare e neii modi che preferiscono. Per la Biennale il tema diventava sempre di più uno ed uno soltanto: quello di essere un luogo che garantisca un dialogo diretto tra visitatore e opera d'arte senza eccessiva intermediazione. Con unico scopo quello di potrre il visitatore di fronte a un'opera d'arte in grado di provocare l'espansione dello sguardo. Questa istituzione ha l'obiettivo di essere una 'macchina del desiderio', di rinfocolare questa voglia di uno sguardo diverso".

Il successo della Biennale

La chiosa di Baratta è andata al successo di pubblico della Biennale. "Siamo stati riconosciuti come meta degna di pellegrinaggio, lo testimoniano i visitatori, in crescita, 615mila. L'avere raggiunto un grande numero di visitatori senza fare interventi che fossero di promozione - ha specificato - ha consentito anche all'economia della Biennale di fare un salto importante e di poter essere indipendente ancora di più e quindi anche dalla necessità di ricorrere a supporti in tempo utili",

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