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Scrigno di colori e mosaici, dopo il restauro riapre alla città di Venezia la Fornace Orsoni

Punto di forza dell'atelier la Biblioteca del Colore, dove sono conservati, codificati, 3500 colori. La presentazione ufficiale dei lavori si è tenuta giovedì mattina

È stato svelato al pubblico giovedì mattina il restauro architettonico di Orsoni, l’ultima storica fornace di Venezia, nel cuore della città, a due passi dal Ghetto. Grande soddisfazione dal presidente Riccardo Bisazza, per la riapertura di “un vero e proprio scrigno d’arte, luogo che rappresenta al meglio la grande tradizione dell’artigianato della Serenissima”.

La Biblioteca del Colore

Il progetto di restauro è stato affidato allo studio di architettura Duebarradue, già noto per aver contribuito al restauro del Fondaco dei Tedeschi e delle Procuratie Vecchie. Affiancato da altri brand prestigiosi, punte del “made in Italy”. “Abbiamo voluto raccontare una storia dell’azienda che parte della Biblioteca del Colore, custode della nostra tradizione - ha spiegato Bisazza - una sala espositiva che conserva più di 3500 colori, debitamente codificati in un numero sconfinato di tonalità e sfumature, fino ad arrivare alla produzione globale dei materiali”.

L'eredità dell'arte vetraria

Ma il restauro è solo un punto di partenza per i numerosi progetti della Fornace Orsoni, volti a rinsaldare il dialogo con la città. “Vogliamo rilanciare l’immagine di Venezia quale città produttiva, - ha proseguito Bisazza - riportandola ai fasti d’un tempo quando era piena di eccellenze antiche. Con la Scuola Abate Zanetti abbiamo studiato un percorso formativo congiunto per promuovere l’approccio delle nuove generazioni all’arte vetraria. Vogliamo tutelare quell’artigianato che è sempre più raro trovare in Italia, perché queste unicità stanno scomparendo”.

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La storia della Fornace

Fornace Orsoni é una azienda nata nel lontano 1888 dalla passione di Angelo Orsoni per un'arte antica e preziosa, la cui storia affonda le radici in misteriose alchimie. Riguarda un materiale nobile e antichissimo: il mosaico. La sua, alla fine dell'Ottocento, è stata una scommessa, riproporre al mondo una delle tradizioni più prestigiose dell'artigianato artistico veneziano. E fu un successo fin dall'inizio. Le sue tessere realizzate con tecniche ardite che coniugavano metodologia artigianale e innovazione conquistarono la mitica Esposizione Universale di Parigi dove il pubblico poté scoprire il suo pannello multicolore, campionario di smalti e ori musivi.

Un gioiello che colpí a tal punto l'immaginazione dell'architetto Antoni Gaudí da fargli decidere di usare solo prodotti della Fornace Orsoni per la costruzione della Sagrada Familia a Barcellona. La vocazione artistica delle creazioni Orsoni, naturalmente non si è limitata solo al liberty e all'art nouveau. Dalla fornace di Cannaregio, nel cuore della Serenissima sono uscite tessere collocate in alcuni tra i più celebrati monumenti mondiali e residenze private: dalla Basilica di San Marco a Venezia alla Pagoda del Grande Palazzo Reale in Thailandia, ma anche Parigi con la Basilica del Sacro Cuore, il Trocadero e l'Hotel De Ville, il Santuario di Lourdes, la Cattedrale di Saint Paul a Londra, passando per i Palazzi da mille e una notte dei reali dell'Arabia Saudita.

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