48. Festival Internazionale del Teatro, il programma di martedì 15 settembre

Fino al 21 settembre dalle 10 alle 20 la rappresentazione per spettatore solo di Daniele Bartolini. Le info della giornata

Ha inizio martedì 15 settembre il teatro per spettatore solo che Daniele Bartolini, artista toscano trapiantato da un decennio a Toronto (Canada), mette in scena nella Sala delle Colonne ogni giorno fino al 21 settembre dalle 10 alle 20, scandendo una performance ogni mezz’ora.

Si intitola The right way ed è testimonianza del teatro esperienziale di questo originale artista che affronta temi di scottante attualità attraverso la partecipazione attiva del pubblico in contesti immersivi per quello che ha denominato audience specific theatre. Un teatro modellato sullo spettatore e dallo spettatore, una partitura che muta a seconda dell’interprete-pubblico. Così, The right way è parte di una serie intitolata A Spectators’ Odyssey e si focalizza sui contro-effetti del politically correct, ovvero “come auto-censurarsi senza quasi accorgersene”. Fatto accomodare in un letto e dotato di cuffie VR, “lo spettatore verrà invitato ad addormentarsi con quelli che spesso sono i pensieri, le visioni, le paure e le incertezze che mi appartengono – dichiara Bartolini. Questo stato di pre-sonno ha un ruolo chiave: questo è l’universo di cui lo spettatore fa esperienza, il momento nel quale si sta per addormentarsi e si pianifica la giornata successiva, il momento nel quale da artista si riesaminano le idee in quella fase semi-cosciente in cui i pensieri si fanno frammentati, dove le associazioni di pensiero si fanno fitte e veloci. Un coach metterà fine al riposo del protagonista/spettatore, lo riporterà alle sue responsabilità lavorative. C'è da lavorare adesso, da agire, da filmare… da battere il primo ciak”. Coadiuvano in scena Daniele Bartolini i performer Maddalena Vallecchi Williams, Michele Smith e Dean Gilmour.

Martedì 15 settembre vedrà in scena anche le due vincitrici di Biennale College Registi Under 30 e Autori Under 40, Martina Badiluzzi e Caroline Baglioni, che approdano, dopo un lungo percorso, sul palcoscenico del 48. Festival Internazionale del Teatro. Entrambe sono parte della nutrita schiera di artisti usciti dal vivaio che Biennale College Teatro è riuscito a creare in questi ultimi quattro anni.

Il lampadario, testo di Caroline Baglioni, autrice e interprete, è presentato nelle Sale d’Armi (ore 16.30) con la regia di Leonardo Lidi, che per primo vinse il bando destinato a registi non ancora trentenni. «Ci sono eventi che cambiano la vita di tutti, la storia di tutti, contemporaneamente, anche se non veniamo coinvolti in prima persona – scrive la Baglioni raccontando la genesi del testo, che muove dalla tragedia del Ponte Morandi. Sono eventi storici noti che ci scrivono addosso, sulla pelle, nel cuore, nel cervello. Il 14 agosto 2018, il crollo del ponte Morandi, a Genova. Io mi trovavo a pochi chilometri da lì, e poche ore prima avevo attraversato il ponte in macchina… Il Lampadario è la metafora di una condizione esistenziale e fisica: appesi a testa in giù il mondo si rovescia e assume forme nuove e imbocca strade impensate. Col sangue al cervello ci si può addirittura ingannare, inventarsi una vita, stoppare il tempo, fermarsi a quell’attimo in cui tutto poteva ancora accadere ma quanto tempo ci può concedere un’illusione?». 

The Making of Anastasia, che prende impulso da uno dei più famosi e appassionanti scambi di identità del ‘900, è il lavoro ideato e diretto da Martina Badiluzzi - attrice, regista e autrice di Udine residente a Roma – al debutto al Teatro Piccolo Arsenale (ore 21.30). Ispirato alla storia di Anna Anderson, “la misteriosa donna d’Europa” e presunta Anastasia, unica sopravvissuta alla strage della famiglia Romanov, lo spettacolo di Martina Badiluzzi interseca due diversi piani. «Da un lato il racconto di una produzione cinematografica, dall’altro la storia di Anastasia o Anna Anderson. La cornice narrativa è, dunque, la creazione di un nuovo film su Anastasia Romanov, la cui uscita è prevista per il 2020. Dentro questa cornice si inserisce la messinscena della vita di Anastasia. Il lavoro si muove, così, costantemente tra finzione – il girato – e realtà – il backstage –, luogo in cui trova spazio il ragionamento politico, attraverso il tentativo delle attrici di giustificare o comprendere il comportamento dei personaggi che devono interpretare. In questa prospettiva, la figura di Anastasia è stata scelta come figura emblematica di un problema identitario, ma anche come pretesto narrativo per stimolare dinamiche di entrata e uscita da diversi piani di realtà». 

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Replica alle Tese dei Soppalchi (ore 19.00) Ultima Latet, di Franco Visioli, Leone d’oro alla carriera 2020.

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