"Il mondo che non c'era", l'arte precolombiana torna in mostra a Venezia all'Istituto Veneto

Un "ritorno a casa" in laguna a gennaio della mostra "Il mondo che non c'era. L'arte precolombiana nella Collezione Ligabue", dopo aver toccato Firenze, Rovereto e Napoli, ma anche la realizzazione del progetto espositivo "Idoli, gli sguardi del potere", una sorta di viaggio attraverso il tempo e lo spazio, dal tardo Neolitico all'antica età del Bronzo. Queste le due mostre promosse a Venezia per il 2018 dalla Fondazione Giancarlo Ligabue.

Oltre 150 opere

A raccontare il "mondo che non c'era", quelle civiltà emerse alla storia dell'Occidente dopo l'arrivo di Colombo e dei 'Conquistadores', dal 12 gennaio al 30 giugno prossimi, nelle sale di Palazzo Loredan, ci saranno oltre 150 opere. Un'esposizione dedicata alle tante e diverse civiltà, dai Maya agli Aztechi o agli Inca, per ricordarne alcune, che hanno tessuto la vita del continente sudamericano prima dell'arrivo degli europei. Testimonianza anche dell'impegno di esploratore, collezionista e ricercatore di civiltà dell'imprenditore veneziano.

"È una mostra che raccolta l'incontro tra due mondi - ricorda Inti Ligabue - con elementi che rimangono fondamentali per la nostra alimentazione, come il mais, il pomodoro, la patata. Dal primo settembre, fino al 6 gennaio 2019, invece, è in programma la rassegna dedicata agli idoli, curata da Annie Caubet. Il programma prevede inoltre un simposio internazionale, presieduto da Donald Johanson, scopritore di Lucy, a maggio, su come gli uomini abbiamo conquistato la Terra, alla luce delle più recenti scoperte paleontologiche. Proseguiranno anche i "Dialoghi della Fondazione". 

L’appuntamento di un intero anno con Venezia rappresenta il coronamento di un percorso che finora ha coinvolto in diverse città italiane quasi 100.000 persone promuovendo cataloghi e ricerche, nuove collaborazioni con Istituzioni culturali nazionali e internazionali. Oltre ai 45.000 contatti social, circa 3000 studenti veneti in questi mesi hanno partecipato ad attività di laboratori promossi dalla Fondazione.

Da qui si parte: “con la consapevolezza – ribadisce il presidente Inti Ligabue - che studiare un oggetto materiale, sia esso un vaso maya o una statua “dea madre”, significa dar voce a culture e umanità diverse, che hanno lasciato molti altri segni nella storia, e che la conoscenza e il recupero delle civiltà antiche è presupposto essenziale, come diceva mio padre, per la comprensione della nostra comune umanità”.

Grande attesa anche per il Symposium internazionale presieduto da Donald Johanson, scopritore di Lucy, che - voluto da Inti Ligabue e promosso dalla Fondazione Giancarlo Ligabue - nel maggio del prossimo anno porterà a Venezia paleontologi e antropologi da ogni parte del mondo per fare il punto su come gli uomini abbiano conquistato la terra (“How Humans Conquered the World”) alla luce delle recenti scoperte paleontologiche. 

La Fondazione prosegue le sue collaborazioni con scienziati e università internazionali (Usa, Perù, Kazhakstan, per esempio); mentre il “Ligabue Magazine” - la rivista scientifica edita in italiano e inglese dalla Fondazione, il cui direttore editoriale è Alberto Angela - è divenuto ormai oggetto da collezione ambitissimo, grazie ai contribuiti di noti studiosi e al ricchissimo corredo iconografico.

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