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Particolare di un'opera di Giovan Battista Franchini

Particolare di un'opera di Giovan Battista Franchini

"Il mondo in una perla", al museo di Murano un trionfo di dettagli, colori e sfumature

La collezione di Perle del Museo del Vetro dal 1820 al 1890 aprirà al pubblico l'8 dicembre

Straordinario concentrato di tecnica e inventiva, le perle di vetro veneziano, piccoli e preziosi manufatti di rara bellezza nelle loro molteplici tipologie, accompagnano la storia vetraria veneziana rappresentando anche oggi una produzione viva e importante. Il complesso lavoro di catalogazione e di studio delle collezioni di perle del Museo del Vetro di Murano, condotto per la Fondazione Musei Civici di Venezia da Augusto Panini, tra i massimi esperti sull’argomento, ha portato alcuni mesi fa alla pubblicazione del primo dettagliato catalogo riservato a questi oggetti artistici ed è ora alla base della sorprendente mostra allestita negli spazi delle ex conterie del Museo lagunare, dall’8 dicembre 2017 al 15 aprile 2018. 

Un mondo unico quello delle perle di vetro: oggetti decorativi ma anche preziosa merce di scambio esportata in grande quantità nel XIX secolo verso le colonie dell’Africa Occidentale, dell’India e delle Americhe; monili tanto ricercati e ambiti, che in cambio di perle di vetro i nativi d’America accettarono di cedere il territorio che oggi conosciamo come Manhattan. Venezia inizia la sua produzione verso il XIV secolo e una delle prime tecniche impiegate fu quella a speo: utilizzando una piccola quantità di vetro fuso e un ago di ferro (speo o spiedo) che si faceva girare al fuoco di un lume, si realizzava una perla forata. Ma la tecnica che divenne prevalente nei secoli successivi fu la fabbricazione delle perle a partire da bacchette o canne di vetro forate o massicce. Nella seconda metà del XV secolo viene messa a punto la molatura di perle da canna forata a più strati, con sezione a stella (perla rosetta), e solo verso il XVI secolo si riscopre e si affina la tecnica delle perle alla lucerna o a lume, che prevedeva l’uso di canne massicce. 

La collezione del Museo del Vetro di Murano è costituita da 85 cartelle campionarie contenenti 14.182 perle, da tre pannelli di stoffa del 1863, dono della Società delle Fabbriche Unite contenenti 2015 perle e 266 mazzi di conterie, da 91 mazzi di perle a lume, di cui alcuni incompleti, da 8957 perle integre e 274 frammentate e 492 mazzi di conterie. Scomparso sin dal 1912 l’inventario redatto dall’abate Zanetti, solo ora si è riusciti a ricondurre molte di queste perle, mazzi e cartelle alle vetrerie attive a Venezia e Murano tra il 1820 e il 1890 e dunque ai maestri vetrai, giganti dell’arte e imprenditori illuminati come Giovanni Battista Franchini, Domenico Bussolin, Benedetto Giorgio Barbaria, Antonio Salviati, Pietro Bigaglia e Giovanni Giacomuzzi, che con generosità e senso civico avevano donato al museo cittadino il meglio della propria produzione nascente.

Tra i materiali del Museo ora identificati vi sono due grandi cartelle genericamente definite “Lavori in vetro alla Lucerna” che comprendono perle prodotte dalla famiglia Franchini dal 1820 al 1860 dove spiccano le invenzioni del “geniale” Giovanni Battista Franchini: dalle Perle a Coste di Mellone alle Perle in cristallo animate, dalla Madre perla rosea alle Canne lavorate. Nelle collezioni civiche veneziane troviamo inoltre quelle che paiono essere le prime perle millefiori prodotte in epoca moderna, presumibilmente tra il 1843 e il 1845. In nessun campionario antecedente di altri musei europei o americani risultano infatti perle millefiori, che inventate in epoca alessandrina e romana, dopo la caduta dell’impero Romano d’Occidente avevano continuato fino al XV secolo a essere prodotte in Medio e Vicino Oriente. E se le cartelle campionarie conservate a Palazzo Giustiniani - equiparabili ai moderni campionari delle vetrerie - non contengono o quasi perle rosetta molate alla rotina, è significativo che nella collezione di perle ve ne sia invece una notevole quantità, di ogni misura (anche molto grandi) e di diversa tipologia: perle uniche nel loro genere – perle rosetta con strati di avventurina, con inserzioni di canne forate, fino a dieci strati e dai colori assolutamente inusuali - segno di una accesa sperimentazione e di virtuosismi tecnici legati alla rinascita di un’antica tradizione che si era completamente dimenticata. Era stata infatti Marina Barovier nel 1482 o qualche anno prima a inventare la perla rosetta, protagonista delle prime esportazioni di perle nel Nuovo Mondo e in Africa tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500. Ma dopo tale data non sia hanno più testimonianze di produzioni di perle rosetta molate, di grandi dimensioni. 

La rinascita di queste, in epoca moderna, pare dunque attestarsi tra il 1882 e il 1888, anno di un’importante commessa ricordata nelle cronache del tempo (251.000 perle rosetta di dimensioni tra i 13x14 mm e i 38x52 mm) e della conseguente vivace polemica tra vetrerie, circa la “paternità” di quella che ai più pareva una nuova produzione, ma che in realtà rinnovava i fasti di una perla inventata cinquecento anni prima. Ma il caleidoscopico mondo delle perle è tutto da scoprire come ben sapeva l’Abate Vincenzo Zanetti che presentò questo materiale nelle più prestigiose Esposizioni Universali: perle a mosaico, perle soffiate, perle a lume, perle sommerse, perle Europa e perle Africa, perle a occhi, a spirale, a bandiera, monocrome, piumate, a inserzioni di murrine, a occhi, puntinate, sinusoidali, a pettine, incamiciate o figurate. Ci vuole poco per lasciarsi sedurre da questi magici e antichi manufatti la cui tradizione tuttavia perdura e si rinnova anche oggi.

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