"Serenissime trame, tappeti della collezione Zaleski e dipinti del Rinascimento"

L’esposizione costituisce la prima presentazione in sede museale della collezione Zaleski, con una selezione di ventisei tappeti antichi - capolavori assoluti - provenienti dal vicino Oriente individuati all’interno di una raccolta preziosa e vastissima, considerata la più completa al mondo.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Riceviamo e pubblichiamo: "Lo straordinario palazzo tardo gotico veneziano ospita il progetto espositivo prodotto dal Polo museale del Veneto e dalla Fondazione Tassara di Brescia - a cui Romain Zaleski ha recentemente donato la sua collezione, costituita da 1.325 tappeti antichi - per rendere omaggio alla passione collezionistica di Giorgio Franchetti, fondatore del museo statale di Ca' d'Oro, che aveva concentrato i suoi interessi giovanili proprio sui tappeti e nutriva uno spiccato interesse per le arti decorative. I tappeti, la pittura, il collezionismo sono i tre temi proposti dalla mostra, che ruotano intorno a Venezia, città ponte con l'Oriente e culla della pittura rinascimentale, che accoglie nell'iconografia sacra e profana un corredo di metafore tra cui spiccano anche le immagini di tappeti, in sintonia con la società, la cultura e la simbologia dell'epoca. Allo stesso tempo sono proprio i dipinti dei pittori dell'Europa rinascimentale a testimoniare la diffusione di questi manufatti di lusso. I ventisei preziosi tappeti quattro e cinquecenteschi esposti rappresentano alcune tra le più apprezzate tipologie, giunte a Venezia lungo le rotte dei commerci dall'Oriente: tessuti straordinari, coloratissimi, composti da elaborati intrecci dalla forte carica simbolica, provenienti dall'Anatolia, dalla Persia, l'Egitto, il Caucaso, l'India, la Siria. Accanto ai tappeti sei capolavori dell'arte rinascimentale, databili tra metà Quattrocento e metà del Cinquecento, di autori dell'importanza di Vittore Carpaccio, Vincenzo Foppa e Dosso Dossi, dipinti nei quali si posso vedere le "trame" dei tappeti proposti in mostra. Le opere, scelte all'interno di un'area d'influenza culturale strettamente legata ai domini della Serenissima, illustrano su tela come i manufatti provenienti dal lontano oriente fossero utilizzati: li troviamo spesso sul basamento del trono di Maria col Bambino, oppure appoggiati in evidenza sul davanzale di un balcone, ma anche ambientati in un interno di stanza per sottolinearne il contesto mediorientale e infine - nei dipinti più avanti nel Cinquecento - disposti sui tavoli come arredi di lusso. I tappeti nei dipinti Lo studio comparato tra pittura e tappeti nella prima metà del XX secolo fu di grande aiuto nella classificazione di alcuni esemplari grazie alla fedeltà del pennello al modello reale. Sulla base dei decori furono così create alcune famiglie di tappeti anatolici raffigurati da pittori rinascimentali tra il XV e il XVI secolo, che diedero il nome ad alcune tipologie di tappeto. Tra i disegni più antichi quelli a moduli 'geometrici', intrecciati in varie declinazioni: oltre al tipo 'Ghirlandaio', il tipo 'Holbein' presente nella mostra con tre versioni. Altre due famiglie di tappeti descrivono una rivoluzione stilistica avvenuta a metà del Quattrocento con l'introduzione di disegni 'ad arabeschi' floreali variamente composti e plausibilmente originata in ambito 'persiano': i tappeti Lotto per gli arabeschi declinati in tre stili, i 'Tintoretto' caratterizzati da un disegno a tipici motivi arabescati e infine i tappeti 'Bellini', caratterizzati da un particolare decoro a nicchia con rientranza alla base. Il tappeto dipinto da Carpaccio ne La Nascita della Vergine suggerisce un disegno arabescato 'persiano' a cui sono stati affiancati tre esemplari della stessa provenienza. Documenti archivistici inoltre testimoniano la presenza a Venezia di tappeti 'persiani' in seta con disegni a 'fogliame' e 'fogliame e animali', dove si possono riconoscere facilmente tappeti affini a questi Zaleski. L'esposizione si lega al progetto di valorizzazione del piccolo e prezioso nucleo di quattordici tappeti orientali della collezione Franchetti, attualmente custodito nei depositi: nel percorso sono inseriti tre dei più importanti manufatti tessili della raccolta, restaurati per l'occasione da Luisa Belleri presso il Laboratorio di restauro arazzi e tessili antichi di Open Care - Servizi per l'Arte, grazie al generoso contributo della Fondazione Bruschettini per l'Arte Islamica e Asiatica, della Galleria Moshe Tabibnia e di Open Care stessa. Ad avvio del percorso e a introduzione ideale delle sale della mostra dedicate ai capolavori della collezione Zaleski, è collocato un esemplare di produzione anatolica, di raffinata tessitura - il Tappeto 'Holbein' a piccoli disegni, databile alla seconda metà del XV secolo -, che costituisce uno dei pezzi più antichi della raccolta di tappeti anatolici e persiani del barone Giorgio Franchetti. In un'altra sala due tappeti sono invece allestiti con altre opere e arredi della raccolta che testimoniano l'accentuato interesse di Franchetti per le arti decorative, documentando la fortuna iconografica di questi preziosi manufatti orientali all'interno della pittura di genere del Seicento e la loro straordinaria diffusione nelle scene d'interni olandesi. L'intervento di restauro attuato sui due tappeti persiani e sull''Holbein' posto ad apertura di mostra, costituisce il primo passo intrapreso dal Museo per la valorizzazione e lo studio del nucleo di manufatti tessili custodito nei depositi, sui quali sta per essere avviata una più completa revisione conservativa e una campagna preliminare di indagini diagnostiche. Il percorso espositivo è completato dal pitto-racconto video (durata circa 10 minuti) ideato e diretto da Wladimir Zaleski - con musiche e architetture sonore di Pierangelo Taboni e la voce narrante di Luciano Bertoli - nel quale è un tappeto stesso a raccontare la sua storia da un punto di vista speciale. Il catalogo della mostra è pubblicato da Marsilio Editore in edizione italiana e inglese con ampio apparato iconografico e saggi di Giovanni Curatola, Claudia Cremonini, Moshe Tabibnia, Giovanni Valagussa".

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