Oasi di Gaggio, biodiversità possibile solo al riparo dal disturbo dell'uomo

Anche quest'anno il censimento degli uccelli acquatici svernanti rileva la presenza di marangoni minori, aironi guardabuoi e cenerini, garzette, porciglioni, tuffetti e le tante altre specie

Marangone minore all'oasi di Gaggio, foto Lipu Venezia

Censimento internazionale degli uccelli acquatici svernanti: come da prassi ormai consolidata, anche quest'anno a metà gennaio, lo staff Lipu dell'Oasi Cave di Gaggio, ha partecipato all'Iwc (International Waterbird Census) che interessa tutte le zone umide italiane più rilevanti dal punto di vista ornitologico. Sono stati censiti oltre 1000 individui di marangone minore (Microcarbo pygmeus), specie protetta da una direttiva comunitaria  e dalla normativa nazionale che la recepisce. Un super assembramento per una zona umida dell'entroterra, rilevato in tutto il periodo centrale dell'inverno 2019-2020 e anche durante il censimento Iwc. Una specie che gradisce lagune e corsi d'acqua del nostro territorio, ma solo dove il disturbo provocato direttamente o indirettamente dall'uomo è contenuto può costituire colonie nidificanti (in primavera) oppure aggregazioni rilevanti per passare la notte (in inverno). Una situazione che si verifica nell'Oasi Cave di Gaggio, grazie alla gestione oculata che mira a contenere il disturbo antropico in modo da mantenere, nei periodi più delicati, ampie zone dedicate agli uccelli.

L'uomo

Purtroppo le Cave di Gaggio sono un esempio sempre più isolato. Da uno studio approfondito tutt'ora in corso, che considera le cave di argilla senili dell'entroterra veneziano (Marcon, Noale, Salzano, Martellago, ecc.), emerge come, a parità di tipologia ambientale di riferimento (appunto zone umide con laghi di cava, canneti, boscaglie varie), solo quelle caratterizzate da una pianificazione tecnico-scientifica adeguata, in grado di limitare e contenere il disturbo antropico garantendo comunque la fruizione e le attività di educazione ambientale, possono mantenere una comunità di uccelli ricca e strutturata.

La tutela

Se l'Oasi Cave di Gaggio vanta tali presenze, purtroppo le Cave del Praello, dove manca una gestione opportuna, hanno perso parte dell'importante patrimonio ornitologico che le caratterizzava. Ancora più grave la situazione nelle zone umide di cava presenti in altri Comuni e trasformate in parco urbano privo di opportune forme di gestione: sono quelle con il numero di specie e contingenti più contenuti. Da non sottovalutare, sia per il grave danno che si manifesta dove vi sia decremento di biodiversità, sia per il rischio in termini di responsabilità per gli Enti che non promuovono opportune forme di tutela, come una gestione adeguata. Il fatto che tutte queste zone umide siano protette dalle direttive comunitarie rende lo Stato italiano e gli Enti con delega alla gestione di tali siti, responsabili laddove vi siano danni alle popolazioni di specie di interesse comunitario. 

I volontari

Fortunatamente nell'Oasi Cave di Gaggio i marangoni minori possono dormire sonni tranquilli, grazie soprattutto all'impegno dei volontari dell'Oasi ma anche di quanti, tra politici, funzionari, tecnici e docenti universitari, hanno compreso le capacità e potenzialità di Lipu, che rappresenta per l'Italia BirdLife International, il più grande network di associazioni impegnate nello studio e conservazione degli uccelli selvatici a livello internazionale. E, con i marangoni minori, possono vivere tranquillamente anche gli aironi guardabuoi e cenerini, le garzette, i porciglioni, i tuffetti e le tante altre specie rilevate durante i censimenti.

Censimento degli scoiattoli

All'Oasi di Gaggio è partito il censimento anche di scoiattoli. Un animale alla continua ricerca di cibo, ghiande, noci, bacche, che accumula in nascondigli, buche, tane, anfratti, depositi celati nei tronchi e nelle innumerevoli cavità offerte dagli spazi verdi nei quali questi simpatici roditori vivono e si riproducono. Questo smemorato arraffatore poi si dimentica il cibo nei nascondigli che spesso non riesce più a ritrovare e non pochi sono gli alberi cresciuti grazie all’interramento di una ghianda o di un altro seme da parte di questo supercodato. Ad una più attenta osservazione, questo inusuale comportamento dovrebbe apparire molto saggio e utile alla natura e all’ambiente. Da un capanno dell’oasi Lipu di Gaggio di Marcon è stato sorpreso l’instancabile scoiattolino della foto e della descrizione del volontario della Lipu Venezia, Massimo Mongelli, in un momento di pausa al sole, su un comodo ramo sospeso, mentre fa merenda portandosi alla bocca con le manine il seme, pulendosi poi le labbra sul tronco. 

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Lo scoiattolo comune è lungo circa 25 centimetri, la coda è lunga circa 20. Pesa circa 300 grammi. La lunga coda è utile allo scoiattolo per “volare” da un albero all'altro e per saltare tra i rami, garantendone l’equilibrio. La coda contribuisce anche a mantenere il calore del corpo durante il sonno. Durante le fasi di corteggiamento la coda viene agitata in modo del tutto particolare. La colorazione del mantello varia dal marrone rossiccio al marrone scuro. La parte inferiore del corpo è sempre bianca. Le zampe posteriori, più lunghe di quelle anteriori, permettono all'animale di muoversi con estrema agilità, mentre le potenti unghie e i cuscinetti plantari gli consentono di arrampicarsi con sorprendente abilità sugli alberi. 

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