Eni, futuro incerto: niente attivazione del cracking, tutto rinviato al tavolo al Mise

Incontro in prefettura giovedì sulla vertenza sullo stabilimento di Porto Marghera. Sindacati chiedono incontro anche al ministero dell'Ambiente

Porto Marghera (Nicola Zuliani)

Quale futuro per l'impianto di "cracking" di Porto Marghera? Dopo l'incontro in prefettura di giovedì mattina tra i rappresentanti di Eni/Versalis e i sindacati (presenti anche il prefetto Domenico Cuttaia, il vice commissario Sergio Pomponio e il direttore generale di Ca' Farsetti Marco Agostini, Paola Fusetti, dirigente della Regione per la gestione di crisi aziendali, e Paolino D'anna, assessore provinciale) l'incertezza ancora regna sovrana. O meglio, le parti restano comunque distanti. Con i rappresentanti dei lavoratori che chiedono il rispetto degli accordi del 10 febbraio scorso, in cui si assicurava la riattivazione dello stabilimento di Porto Marghera dopo l'estate, e i dirigenti di Eni che invece spiegano che l'attuale situazione del mercato non lo permetta.

Si produce troppo etilene rispetto alla domanda, quindi si andrebbe in perdita. Per questo motivo, secondo i sindacati, circa la metà dei 480 lavoratori dello stabilimento rischierebbero il posto. Prefigurandone la chiusura. "Un territorio come il nostro non se lo può permettere - hanno affermato i rappresentanti dei lavoratori - servono garanzie per rilanciare Porto Marghera". Su questo punto è stata trovata una porta aperta da parte di Eni, i cui dirigenti hanno assicurato l'intenzione dell'azienda di non lasciare la laguna. Ma niente etilene. L'intento è di avviare progetti di "green chemistry", attuando una riconversione che possa quindi agganciare le nuove spinte del mercato globale. Per predisporle, dunque, in futuro il colosso petrolifero nazionale non esclude l'istituzione di alcuni tavoli per mettere a punto una strategia condivisa.

Ma di incontri e di riunioni nelle prossime settimane potrebbero essercene diversi: quasi sicuro un nuovo faccia a faccia al ministero dello Sviluppo economico, che potrebbe essere anticipato da un'altra assemblea "antipasto" su Porto Marghera tra le due parti in causa, per sviluppare le proposte da presentare poi a Roma. In più i sindacati chiedono anche un tavolo al ministero dell'Ambiente: "Vogliamo inoltre la riconvocazione dell'incontro del 10 febbraio scorso - dichiarano i sindacati - Siamo disposti a parlare di investimenti e di prospettiva, ma il cracking deve andare in marcia in tempi certi e credibili". Richiesta, quest'ultima, rigettata dai rappresentanti di Eni/Versalis visto che mancano all'appello le autorizzazioni necessarie.

"Quello di giovedì è stato un incontro interlocutorio che apre un scenario di prospettiva, ma che non dà certezze e garanzie industriali e occupazionali che lavoratori chiedono - commenta il segretario della Femca Cisl di Venezia Massimo Meneghetti - Vogliamo conferma del progetto di chimica verde e di tutela di 480 posti di lavoro, come pretendiamo che la parola piattaforma tecnologica venga riempita di contenuti e corredata da un piano di investimenti. La mobilitazione finché non ci verranno comunicate le date degli incontri continua".

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