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“Liber-A-mare”, Goletta Verde a Caorle: "Tonnellate di rifiuti nell'Adriatico"

L'imbarcazione di Legambiente nella penultima tappa del tour italiano, sulla costa veneziana, si confronta con istituti di ricerca, pescatori e Capitaneria di Porto sulla condizione delle acque

Goletta Verde di Legambiente nella penultima tappa del tour iniziato a giugno sulle coste italiane, sbarca a Caorle, nel Veneziano, dal 7 al 9 agosto per affrontare il tema dell'inquinamento in mare. Alla tavola rotonda “Liber-A-mare”, nella località balneare, hanno partecipato Giovanni Comisso, vice sindaco di Caorle, Katiuscia Eroe, Portavoce Goletta Verde, Tommaso Fortibuoni, Ispra progetto DeFishGear, Nicoletta Nesto, Cnr progetto Life Ghost, Antonio Gottardo, presidente del Flag del Veneziano Economia Blu, Claudio Gusso, Presidente Cooperativa Livenza, Francesco Passaro, comandante Capitaneria di Porto, Giulio Fattoretto, direzione Ambiente Regione Veneto e Maria Giovanna Sandrini, di Aquafil.

Stando ai dati rilevati da DeFishGear in alcune stazioni di monitoraggio del nord Adriatico, sono 104 i chilogrammi di rifiuti trovati per ogni chilometro quadrato. Nel solo golfo di Venezia sono stati rinvenuti fino a 1.000 chili di rifiuti. Goletta Verde incontra martedì istituti di ricerca, pescatori, Capitaneria di Porto e aziende innovative per discutere di prevenzione, gestione e riciclo. “Bene l’annuncio della costituzione del tavolo tecnico da parte della Regione Veneto - scrive Legambiente - per l’attuazione del fishing for litter, ma studiamo la possibilità di riciclare i rifiuti perché il know how italiano dimostra già oggi che questa via è praticabile”.

Il problema del marine litter è globale e quanto mai grave. Per ogni minuto che passa, l’equivalente di un camion di rifiuti finisce nei mari e negli oceani del mondo. Quello che resta visibile agli occhi, quindi sulle spiagge e sulla superfice del mare, è pari solo al 15% della mole di rifiuti che giacciono sul fondo del mare.
 
Senza contare i danni economici che il fenomeno del marine litter provoca al comparto produttivo del settore pesca. Secondo uno studio commissionato dall'Unione Europea, l’impatto economico per la pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro all’anno, risultando il secondo settore più danneggiato dai rifiuti marini dopo quello del turismo. Un dato che potrebbe subire un calo solo attraverso la prevenzione del rifiuto, la raccolta, il riciclo e la sperimentazione di nuovi materiali.
 
Per contrastare un fenomeno che sta assumendo proporzioni enormi, sono state molteplici le iniziative intraprese, come DeFishGear, un progetto internazionale di cooperazione transfrontaliera che ha unito le forze di Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro e Slovenia per affrontare i vari aspetti legati alla presenza dei rifiuti solidi in Adriatico.
 
“È urgente dare il via a una grande bonifica dei fondali marini a opera dei pescatori – commenta Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde – così come è importante adeguare i porti con isole ecologiche dove i rifiuti pescati accidentalmente dagli operatori del mare possano essere accolti gratuitamente, mettendo così in pratica il fishing for litter, pratica ormai diffusa e a pieno regime in nord Europa, ma nel nostro Paese ancora sviluppata a macchia di leopardo. Questa pratica, prevista nelle linee guida preventive dell’Italia nell’ambito della direttiva europea Marine Strategy, ci auguriamo possa partire quanto prima. Il decollo del fishing for litter potrebbe avere un enorme beneficio per l’ecosistema, la fauna, la biodiversità oltre che per i pescatori, spesso penalizzati dalla stessa presenza del marine litter”.
 
Non solo fishing for litter ma anche pratiche virtuose di recupero dei materiali di scarto del settore pesca, portate avanti da aziende innovative come Aquafil, che ha creato persino un marchio, ovvero Econyl, una fibra tessile completamente sostenibile realizzata da materie prime rigenerate al 100%.

"Da uno studio di Enea per Goletta Verde - prosegue Eroe - è stato dimostrato che una percentuale tra l’83% e il 90% dei campioni di plastica prelevati in mare è riciclabile, anche se vengono catalogati come rifiuti speciali, un aspetto che rende complicata anche la gestione ordinaria. Bisogna, quindi, intervenire anche sulla normativa e, parallelamente, spronare la ricerca e lo sviluppo del riciclo di questi materiali, che dimostra di essere una realtà già per tante aziende”.

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