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Ecomafie, per scongiurare la corruzione ambientale serve una nuova ripartenza

Legambiente e assessorato insieme per illustrare i risultati dell'anno, tutt'altro che incoraggianti. Non sono mancati accenni a Mose e Marghera

Una fotografia impietosa che ritrae gli illeciti ambientali del nostro Paese, dal riciclaggio di rifiuti agli abusi edilizi, dalle piccole infrazioni di tutti i giorni ai massicci “sistemi” del nero e delle tangenti, questo è il rapporto Ecomafia di Legambiente, che nel 2014 celebra il suo ventennale e vede la pubblicazione proprio a una settimana di distanza dagli arresti nell'ambito dell'inchiesta sul Mose, già definito uno dei più grandi crimini ambientali di cui si abbia memoria in Italia. Alla presentazione del documento, avvenuta mercoledì al municipio di Mestre, hanno presenziato l’assessore comunale all'Ambiente e alla Città sostenibile, Gianfranco Bettin, i presidenti di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro, e del Centro di azione giuridica di Legambiente Veneto, Luca Tirapelle, nonché il coordinatore dell’Osservatorio ambiente e legalità di Venezia, Gianni Belloni.

DATI INQUIETANTI - Sono 29.274 le infrazioni accertate nel 2013, più di ottanta al giorno, più di tre l’ora. In massima parte hanno riguardato il settore agroalimentare: ben il 25% del totale, con 9.540 reati, più del doppio del 2012 quando erano 4.173. Il 22% delle infrazioni ha interessato invece la fauna, il 15% i rifiuti e il 14% il ciclo del cemento. Il fatturato, sempre altissimo nonostante la crisi, ha sfiorato i 15 miliardi di euro grazie al coinvolgimento di numerosi clan (ben 321) che per i loro traffici hanno potuto contare spesso sull’aiuto di funzionari e dipendenti pubblici consenzienti o decisamente disonesti che hanno semplificato iter e processi autorizzativi in cambio di sostanziose mazzette. E se l’aggressione ai beni comuni continua senza sosta e senza troppi scossoni, cambia la geografia degli ecocrimini, sempre più insofferente ai confini territoriali e amministrativi (sia regionali che nazionali o internazionali), così come mutano le strategie criminali e i modus operandi. I rifiuti, ad esempio, non finiscono solo sotto terra, ma anche nei circuiti del riciclo in nero o del finto riciclo, i soldi incanalati nei circuiti finanziari internazionali.

IL CASO VENETO – Inevitabili, in un simile frangente, le domande sul cosiddetto “sistema Mose” (o “sistema Cvn”, come ha preferito chiamarlo Bettin, per indicare una rete ben più estesa della sola grande opera lagunare). Tanto l'assessore quanto i responsabili di Legambiente hanno discusso quindi di questo impianto “criminale e criminogeno, perché non solo commette illeciti ma li alimenta pure”: Bettin ha voluto ancora ricordare come, attraverso i metodi scoperti dalla Guardia di Finanza, venissero sviati soldi non solo per le dighe mobili della laguna ma anche, ad esempio, per le bonifiche di Porto Marghera. “Il sistema – ha illustrato l'assessore – era sempre lo stesso: si otteneva l'appalto o la concessione, si facevano entrare altre aziende nel gioco tramite il meccanismo Att, aziende che fungevano solo da passacarte per intascare una percentuale, poi si rigiravano i lavori ad una terza ditta, sempre parte del sistema Cvn”. In questa maniera, a parere di Bettin, la truffa non era una sola, ma molte e ripetute: non lavora chi offre di più, non lavora il progetto migliore, non si usano tutti i soldi per i lavori e non si tiene fede ai patti con la popolazione. "Qualcuno - ha poi chiosato l'assessore - in questi giorni mi ha chiesto se temevo infiltrazioni mafiose: la domanda non ha senso però, questa è già criminalità organizzata, altro che infiltrazioni!"

RIPARTIRE DA ZERO - “Reati ambientali e corruzione sono strettamente connessi - ha dichiarato il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro - il compito principale dell'azione di contrasto riguarda l'area grigia degli interessi, le collusioni tra politica, economia e mondo criminale, la lotta contro la corruzione è la priorità per chi ha a cuore la difesa dei beni comuni e dell'ambiente”. Per questo Legambiente quest'anno ha deciso di offrire una nuova ripartenza all'Italia in tema di ambiente: basta con le norme e i protocolli “che spesso stendono solo un tappeto rosso ai delinquenti”, è invece il momento di rimettersi in gioco: una raccolta firme per sottoscrivere i punti fondamentali per prevenire i reati ambientali è già online a questo indirizzo, e chiunque può aggiungere il suo nome all'elenco dei sostenitori. “Dei punti in sé siamo pronti a discutere – dice Legambiente – ma non dei metodi, bisogna dare il via ad un nuovo corso: i sistemi utilizzati finora non hanno funzionato”. In chiusura una frecciata anche per il presidente della Regione, Luca Zaia, invitato a sottoscrivere il documento degli ambientalisti: “Non sappiamo chi accoglierà il nostro appello, noi siamo convinti che non tutta la politica sia marcia e che qualche interlocutore sia ancora disponibile a dare il via ad un nuovo corso. Sarebbe bello, ad esempio, che chi in questi giorni si è scrollato di dosso le accuse tanto velocemente quanto ha liquidato i suoi assessori fosse pronto a mettersi in gioco con i fatti e non solo con le parole. In questa maniera potrebbe davvero dimostrare che lui con questa rete del malaffare non c'entrava nulla, nonostante si tratti della stessa persona che ha tolto poteri all'assessore regionale all'Ambiente per passarli a quello delle Infrastrutture, che è al momento in carcere. Un caso più unico che raro”.

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