Un'altra picconata all'impianto di Fusina da Legambiente. Veritas replica

Associazione contro «l'impegno scarso dell'azienda a favore dell'economia circolare» con il termovalorizzatore. Per il Gruppo, «non c'è conoscenza dei fatti. Guardate le immagini di Roma». Comitati venerdì in piazza Mercato a Marghera

Veritas sede trattamento rifiuti Fusina, archivio

Tutta Legambiente del Veneto, e dei circoli del Veneziano, schierata contro l'impianto Ecoprogetto di Fusina, dopo la Via (valutazione impatto ambientale) rilasciata dalla Regione. «Fatto curioso - commenta Veritas - Solo sei mesi fa, all’Ecoforum del 2 dicembre 2019 dedicato all’economia circolare, Legambiente Veneto aveva premiato Veritas e i 12 Comuni del territorio che nel 2018 avevano fatto registrare alte percentuali di raccolta differenziata». Per Legambiente, la centrale termoelettrica alimentata da css (combustibile solido secondario derivante dai rifiuti), legno e fanghi di depurazione, «blocca di fatto qualsiasi ulteriore sviluppo in direzione di un’economia circolare, basata su raccolta differenziata e riduzione del rifiuto. La provincia di Venezia è ferma al 63,9%, ancora lontana da quel 72% posto a obiettivo dal Piano Regionale». Mentre per Veritas era pure stata consegnata da Legambiente «una menzione al Comune di Venezia che in un anno, in controtendenza rispetto agli altri capoluoghi veneti, era riuscito a ridurre di 10 chili la quantità di rifiuto secco residuo per abitante». 

Le tre linee

In base alle richieste presentate da Ecoprogetto diventerebbero tre le linee dell'impianto mai autorizzate a funzionare tutte contemporaneamente. «Se l’azienda chiede di accumulare mezzo milione di tonnellate all'anno tra legno, rifiuto secco, fanghi e percolati - dice Legambiente - ma potrà incenerire in loco sostanzialmente la stessa quantità di css che produce ora, non si capisce come verrà utilizzato il restante combustibile. La domanda continua a ricorrere. La logica della produzione del css è quella estrarre dal secco la parte combustibile dello stesso, in modo che possa essere utilizzata negli impianti industriali energivori, come i cementifici. Con questo progetto invece - continua l'associazione ambientalista - si consuma energia per estrarre il css per poi bruciarlo in una centrale termoelettrica, mandando comunque a smaltire fuori bacino oltre 50.000 tonnellate di scarti, non rendendo la provincia di Venezia autosufficiente». Il conferimento in discarica per Veritas resta limitato a meno del 3% delle circa 530.000 tonnellate di rifiuti. E sui numeri della differenziata il gruppo replica: «Legambiente non li conosce. Nel 2018 la percentuale nel territorio di Veritas è stata del 69,1%, come certificato da Ispra. Nel 2019 la percentuale del territorio è stata del 70,74%, mentre nel primo quadrimestre del 2020 è cresciuta fino ad arrivare al 73,04%. Nel quinquennio 2015-2019 la quantità di rifiuto secco raccolto nel nostro territorio è diminuita dell’8,78% a fronte dell’aumento della differenziata del 70,74%».

I fanghi

Sul fronte dei fanghi di depurazione Legambiente ritiene poi che: «Ecoprogetto abbia scelto la strada meno sostenibile per il loro trattamento. Avendo un contenuto di acqua variabile tra il 70 e l’80%, prima di poter essere bruciati devono essere essiccati: il bilancio energetico è negativo. Se la Provincia di Venezia produce 60.000 tonnellate di fanghi e la richiesta è di trattarne 90.000, si va ad attingere in tutta la Regione», cosa peraltro confermata dal gruppo, ma che preoccupa Legambiente «per le emissioni in atmosfera in un contesto già compromesso, che la centrale di Fusina contribuirebbe a peggiorare». Su questo ci saranno anche i controlli dell'Arpav. «Legambiente stigmatizza questo tipo di progettualità, in un habitat delicato e già degradato da strutture industriali. Chiediamo maggiore impegno per l’implementazione di nuove tecnologie meno invasive e più consone allo sviluppo di una vera economia circolare dai rifiuti. E maggiore attenzione alla partecipazione della popolazione, anche attraverso il Consiglio di Bacino Venezia Ambiente, oggi defilato nelle scelte», conclude.

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Le immagini di Roma

«La capacità dell’impianto è legata esclusivamente ai 47,9 MWt autorizzati, che non potranno essere superati, e che corrispondono all’utilizzo delle circa 60.000 tonnellate all'anno di css (Combustibile solido secondario) prodotto da Veritas dal trattamento del rifiuto secco residuo raccolto nel territorio della Città metropolitana di Venezia e nel Comune di Mogliano Veneto (Treviso) - ribadisce il gruppo -. Ogni altro calcolo è frutto di pura fantasia (a voler essere benevoli). Chi si oppone all’impianto non ha a cuore il benessere e la sicurezza del territorio. Le immagini di Roma, priva di impianti per il trattamento, la trasformazione e lo smaltimento dei rifiuti, quindi non autosufficiente in questo campo, sono facilmente accessibili». I comitati scendono venerdì in piazza Mercato a Marghera alle 18 contro l'impianto, ci sarà anche la consigliera Elena La Rocca. 

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