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Servizi educativi, lo scontro approda in commissione: i problemi restano aperti

Nulla di fatto. L'assessore Besio e l'ingegner Grandese ribattono alle questioni sollevate dall'interrogazione della consigliera Sambo e dai sindacati Cgil e Uil. Sarà sciopero di insegnanti ed educatori

«Educatrici, insegnanti, personale ausiliario e di cucina trasferiti tra nidi e materne. Segnalazioni degli Rls (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) inascoltate, sia sui problemi alle strutture che sulla mancanza di dispositivi di sicurezza, carenza di spazi adeguati negli spogliatoi, nei dormitori e negli spazi comuni di asili nido e scuole d'infanzia comunali. Ritardi nelle comunicazioni al personale dei casi di positività al Covid». Si è discussa mercoledì in decima commissione, congiunta alla prima, l'interrogazione sui servizi educativi depositata dalla capogruppo Pd Monica Sambo, e sottoscritta dai consiglieri Alessandro Baglioni, Pierpaolo Baretta, Alberto Fantuzzo, Giuseppe Saccà, Paolo Ticozzi ed Emanuela Zanatta. Oltre all'assessore alle Politiche educative del Comune, Laura Besio, erano presenti l'ingegner Silvia Grandese, dirigente delle Risorse umane, e i sindacalisti, Daniele Giordano della Funzione Pubblica Cgil, e Mario Ragno della Funzione Pubblica Uil. 

I servizi in epoca Covid

Contestati punto per punto i problemi sollevati, come era già accaduto altre volte, anche negli anni scorsi, ai tavoli fra le parti e perfino in prefettura, dove il mancato raffreddamento dello stato di agitazione del personale della partecipata Ames, ausiliari e cuochi dei 27 asili nido e delle 18 scuole d'infanzia, è sfociato nello sciopero dell'11 novembre scorso. Nulla è cambiato. Il muro contro muro fra il personale e il Comune ne è uscito rafforzato. Le proporzioni fra il numero di insegnanti e i bambini accuditi, che per il Comune vengono rispettate, salvo casi eccezionali, per i sindacati, gli Rls e quasi tutta l'opposizione, generano ricorsi a prolungamenti di orario ed educatori lasciati soli con 12, 13 lattanti alla volta da accudire. Il tutto appesantito dall'emergenza Covid e dalle quarantene, a rendere ancora più corta "la coperta" del personale in forze, senza che la disponibilità dei servizi all'infanzia sia stata ridotta e anzi, secondo i sindacati, «pretendendo, da parte del Comune, di garantirla con strumenti ordinari e inadeguti». Il Comune ha ribadito l'impegno di spesa dell'amministrazione, con 90 contratti in più attivati per l'emergenza Covid, e due avvisi pubblici di ricerca di personale educatore aperti, oltre a due milioni di euro investiti per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture.

Misure di sicurezza

«Perché si continua a spostare anche quotidianamente le educatrici jolly e il personale Ames da un asilo all'altro? - Chiede Sambo - Questa organizzazione (o disorganizzazione) in tempo di pandemia va contro ogni buon buon senso. Ci è stato risposto che le educatrici  vengono sottoposte a tampone ogni 15 giorni: una misura del tutto insufficiente a garantire la sicurezza dei bambini e del personale, visto il numero esorbitante di contatti derivato dagli spostamenti quotidiani». Grandese replica che «i protocolli sanitari, quando arriva una segnalazione di positività, vengono seguiti e anche anticipati, talvolta, in quanto la gestione si muove anche in caso di contagio che risulti da test rapido, non come l'Ulss vorrebbe, da conferma del tampone molecolare. Perché ci sia stato un contatto stretto - spiega la dirigente - occorre la presenza nella stessa stanza, per un quarto d'ora, senza mascherina. In qusto caso scatta la chiusura della sezione. Le insegnanti, rispetto ai bimbi, sono contatti stretti: se l'educatrice è positiva, tutti i bimbi lo sono, perché non indossano la mascherina. Se è l'ausiliaria ad essere positiva, lo sono tutti i bambini, perché c'è il contatto diretto quando vengono accompagnati e aiutati in bagno. Se è il bimbo ad essere positivo, lo sono ausiliari e insegnanti, e tutti vanno in quarantena».

Spostamenti

«Non sono tanti i trasferimenti di personale tra sezioni e strutture scolastiche - per Besio e Grandese - e riguardano, specie ora, solo i jolly e le insegnanti di sostegno che in alcuni giorni sono senza bambini, circa 23 persone in tutto. Sarebbe impossibile - dice Grandese - avere una copertura sistematica e stabile dei nuclei, o bolle, poiché ciò imporrebbe un raddoppio del personale». Anche gli spazi, secondo la dirigenza, vengono rispettati. «Non è stata prevista dai protocolli nazionali o locali la didattica in presenza in strutture diverse da quelle preesistenti la Covid». E alla scuola dell'infanzia Diego Valeri, dove sono stati segnalati problemi alle strutture, il sopralluogo Spisal ha generato un verbale di certificazione dell'assenza di criticità», dice, per rispondere alla domanda del consigliere Marco Gasparinetti.

Personale

«Ribadiamo la necessità di assumere altro personale Ames che ad oggi è del tutto insufficiente per il ruolo svolto, che non è, come erroneamente dichiarato dai tecnici del Comune, paragonabile a quello del personale Ata (scuole), e implica uno stretto contatto quotidiano con i bambini», continua Sambo dicendo di non essere, «assolutamente soddisfatta della risposta ricevuta in commissione all'interrogazione». Oltre al problema della sicurezza, per Sambo c'è quello della «qualità dell'offerta pedagogico-didattica, venuta meno nel tempo a causa della mancanza di investimenti adeguati in un servizio che, negli anni passati, era considerato d'eccellenza, non un mero parcheggio». «Sono 14 le assunzioni part time fatte, in 14 nidi su 27 - replica l'assessore Besio - Il Comune ha portato il rapporto numerico educatrici-bambini in tutti i casi da 1 ogni 6, anziché uno a 8, mettendo in ogni struttura una persona in più, e due in caso di plessi con più di 60 bambini». Sforzo che non è sufficiente, conclude Cgil, «considerando gli avvisi pubblici di ricerca di personale aperti, il ricorso a 27 ore aggiuntive nell'ultimo periodo e la mancanza di una programmazione che andava fatta in anticipo, senza tirare avanti per non fare investimenti». «E senza - aggiunge Uil - lasciare per interi turni insegnanti da soli, caricati del doppio dei bambini, a lavorare al posto dei colleghi che altrimenti non potrebbero, in questa situazione, usufruire dei permessi non goduti».

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