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Elezioni 2022

Azione guarda ai più giovani, Baban: «Dobbiamo ascoltarli e dialogare»

Alberto Baban è candidato alla Camera dei deputati, nel collegio Veneto 1, con il partito guidato da Carlo Calenda. «Bisogna puntare sul talento dei ragazzi, in questo periodo di trasformazione»

«Dobbiamo ascoltare, dialogare e non solo essere interpreti delle idee dei giovani. I grandi cambiamenti della storia moderna sono partiti dalla classe emergente, cioè le nuove generazioni». Lo dice Alberto Baban, candidato alla Camera all'uninominale Veneto 1 alle elezioni del 25 settembre, con Azione di Carlo Calenda.

Parlando di giovani, Baban introduce il tema del debito pubblico. «Noi socializziamo il debito, - spiega - che è l’unica cosa dove vige la regola in cui uno vale uno. Lo paghiamo tutti ed è la cosa più diseguale che esista. La politica italiana ha da sempre avuto la tendenza a ragionare nell’ottica del rattoppo, l’inseguimento a crisi e problemicon proposte di breve periodo, il che ha portato ad una crescita esponenziale del nostro debito, inchiodando di fatto le giovani generazioni a non avere più risorse da investire nel medio e lungo periodo. È lapalissiano intuire che oggi ogni euro di debito accumulato sarà una spina nel fianco dei ragazzi e delle ragazze impegnati nella costruzione del loro futuro».

«I giovani - prosegue il candidato alla Camera - nascono con una cultura digitale ed ecologica diversa dalla nostra, pensano e agiscono in modo rapido, e si aspettano questo anche da chi li rappresenta, soprattutto in un momento come quello attuale contraddistinto da un grande cambiamento, economico, industriale, lavorativo, sociale e culturale. Non considerare questa verità significa favorire una frattura generazionale considerando che la lontananza tra i giovani e la politica vecchio stampo esiste da anni». Per Baban, ogni proposta «deve avere uno "sguardo lungo", rivolto al mondo che verrà. Chi parla alla pancia degli elettori punta ai problemi del quotidiano, irrisolvibili se non si pianificano interventi strutturali con una visione aperta, di lungo raggio e attenta ai bisogni anche dei giovani».

Guardando al fronte del lavoro, Baban sottolinea come l'Italia sia in grado di offrire differenti condizioni di lavoro e di carriera, ma «a patto che si decida in modo sistemico di investire sulla scuola e sulla formazione professionalizzante, il che equivale a dire che l’Italia punta in modo strategico sui giovani e sui loro talenti in un momento di grande trasformazione iniziato ma che certamente non si arresterà, se non a causa di scelte miopi dei governanti». Ci sono cose che vanno riviste, «e serve una scuola a tempo pieno che supporti di più e meglio lo studente, che agevoli le famiglie e che promuova fattivamente il lavoro femminile. Servono stabilità, organizzazione e competenze all’interno delle strutture didattiche».

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