Baretta sindaco è nel simbolo del Pd per le comunali 2020

La promessa del sottosegretario: «Se eletto rinuncio agli impegni romani». L'alternativa al primo cittadino uscente è la coalizione di centrosinistra. Nella lista ex Uacp e l'avvocato Leonello Azzarini

L'ampia coalizione di centrosinistra è la prova, per il Partito Democratico veneziano, che il cambiamento a Venezia è possibile. Nel simbolo, sotto all'ulivo, il nome del candidato: Baretta sindaco su sfondo verde. Martedì all’Officina del gusto a Mestre è stato presentato il programma del Pd per le elezioni comunali di settembre. Alla conferenza, oltre a Baretta, Giorgio Dodi segretario comunale del Partito Democratico,  Valerio Favaron segretario metropolitano del Pd, Monica Sambo capogruppo Pd in Consiglio comunale, Emanuele Rosteghin consigliere comunale, Maria Teresa Menotto, Alessandro Strozzi, Marisa Gruarin, Giuseppe Saccà.

La domanda di cambiamento

Ambiente, lavoro ed economia in contrasto con la monocultura turistica, welfare e servizi sociali, residenzialità e politiche abitative sono i temi principali elaborati dal programma. Tutti legati da un filo comune: trasformare il Comune di Venezia in una città vivibile, dove sia possibile abitare, lavorare, fare impresa, apprendere, usufruire di servizi d’eccellenza. «Il nostro programma è nato dal lavoro quotidiano compiuto tra le persone, nelle istituzioni e nei circoli e soprattutto dai cento tavoli del Pd – interviene Giorgio Dodi - Attraverso quel percorso il Pd veneziano ha puntato sulla partecipazione». C'è una diffusa domanda di cambiamento, una sensazione di inadeguatezza, per Baretta. «Più parlo con i cittadini e con le diverse categorie, più registro una domanda emergente di ricerca di un'altra possibilità per questa città. Noi abbiamo il dovere di dare risposta a questa domanda, intercettandone le richieste di novità. La nostra coalizione è la risposta che l'alternativa c'è. Una coalizione con una visione unitaria e un programma di contenuti trasversali. A Venezia non esistono centri e periferie ma tanti luoghi che hanno identico diritto di essere vivibili».

Ambiente

«Il primo piano emerso nell’incontro di chiusura è stato l’Ambiente. Ed è proprio per valorizzare questa scelta e per valorizzare la candidatura di Pier Paolo Baretta che abbiamo voluto creare un simbolo elettorale nel quale il nome del nostro candidato sindaco sia presente su uno sfondo verde che richiama il simbolo del Partito Democratico - continua Dodi - Una scelta che non è di forma, ma di sostanza, perché le politiche ambientali devono essere poste al centro della nostra azione politica».

Struttura economica

Dopo la pandemia è ancora più chiara la fragilità della struttura economica portante della nostra città: la monocultura turistica, e per ciò è ancora più chiaro quanto sia necessario imprimere un cambiamento nel modo in cui la città è governata, spiega il Pd. La città necessita di un’economia maggiormente diversificata, capace di affrontare situazioni di crisi. «Dobbiamo costruire una città più inclusiva e solidale, rendere il territorio capace di affrontare le sfide tecnologiche e ambientali sempre più urgenti».

Il “disastro” Brugnaro

«Un uomo solo al comando, capace di scaricare le responsabilità per giustificare la propria inefficienza e inadeguatezza», sostiene il partito che parla di una amministrazione centralista «che ha umiliato il Consiglio comunale, le Municipalità, ogni istituto di partecipazione e ha soffocato sul nascere la Città Metropolitana e i cittadini, le associazioni e le categorie economiche». I nodi sono venuti al pettine al momento della ripartenza, spiegano dall'Officina del gusto, dopo il lockdown, quando la città ha dovuto far fronte alla ripresa trovandosi senza alcuna strategia politica, senza guida. Quello a cui guarda il partito più importante della nuova ampia formazione politica, che sfida il candidato uscente, è un orizzonte di pensiero che metta al centro la vivibilità, ovvero l’insieme delle condizioni sociali, economiche, infrastrutturali, sanitarie, ambientali e culturali che determinano il benessere di chi abita un territorio, di chi ci lavora o studia, di chi ci investe.

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Obiettivi

I 17 obiettivi strategici individuati dall’agenda 2030 dell’Onu sono la guida, sintetizzati in 4 aree, come emerso chiaramente nei 100 tavoli: ambiente, rigenerazione urbana, sviluppo economico, servizi alla persona. A questi si aggiungono due focus programmatici. Il primo sul turismo, «vero banco di prova per la futura amministrazione per immaginare una città differente», il secondo su un nuovo modo di governare la città, capace di fare della partecipazione e della valorizzazione delle politiche di decentramento e quindi delle Municipalità, due asset fondamentali per un governo all’insegna della democrazia e della trasparenza.

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