Giovedì, 23 Settembre 2021
Politica

Brugnaro: «Blocco navale al largo della Libia. E se uno urla "Allah akbar" gli spariamo»

Il primo cittadino di Venezia ha partecipato martedì mattina al meeting tra sindaci di Rimini. Dichiarazioni a tutto campo di Brugnaro, dallo ius soli fino al debito pubblico

© Luigi Brugnaro twitter

"Il buonismo è finito. Venezia è l'unica città in Europa che ha arrestato quattro terroristi: volevano mettere una bomba a Rialto dicendo che volevano andare ad Allah. Noi li mandiamo dritti ad Allah senza buttare giù il ponte di Rialto. Se uno urla Allah akbar in piazza San Marco ghe sparemo". Queste le parole del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, presente nella tarda mattinata di martedì al meeting di Rimini, a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori e quello di Prato Matteo Biffoni.

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BLOCCO NAVALE UMANITARIO

"Ho litigato pubblicamente con l'attuale ministro della Giustizia - ha commentato Brugnaro - poiché lui sosteneva che la questione degli immigrati fosse ineluttabile. Io sono d'accordo con l'integrazione per chi è già sul suolo italiano, però dobbiamo miscelare e condividere i percorsi. È indispensabile presidiare i confini con un blocco navale umanitario. Non possiamo far entrare tutti". Il primo cittadino da un paio d'anni spinge per questa soluzione, che prevedrebbe l'appostamento di navi militari a 13 miglia dalle coste libiche.

CAPITOLO IUS SOLI

"Ius soli" ok, ma non in questi termini. "Bisogna rivedere la questione - ha sottolineato Brugnaro - Sto firmando cittadinanze perché sono obbligato. Sono d'accordo per la cittadinanza agli stranieri che nascono in Italia, ma è giusto che un cittadino non faccia neanche giuramento sulla Costituzione? Se vuoi essere italiano, poi, devi rinunciare alla tua cittadinanza. Terza cosa, bisogna verificare se chi chiede di essere italiano conosca l'italiano, se abbia sostenuto un esame".

POLITICA DEL "BUON PADRE DI FAMIGLIA"

Il debito pubblico ha mangiato l'eredità da lasciare ai nostri figli. Questo in sintesi il pensiero del sindaco, che ha spiegato di essersi candidato a sindaco per cambiare le cose, dal momento che vedeva una condizione disastrata, dalla quale era necessario uscire al più presto. "A Venezia ci sono stati vent’anni di poltiche scellerate. Quando sono stato eletto ho trovato 800 milioni di euro di debito. Nei primi sei mesi sono riuscito a calarlo di 30,  portandolo a 770. Quello che bisogna fare è la politica del buon padre di famiglia. Se vuoi fare le manovre devi efficientare la macchina, si tratta di un discorso che deve valere per tutti. Prima di tutto dobbiamo pensare al bilancio e a tenerci stretti i giovani che formiamo, investendo denaro, e che poi scelgono di andare all'estero perché qui non ci sono sbocchi e gli stipendi sono più bassi".

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