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Lite sui 100 milioni al porto offshore, Genova pronta alla guerra in Senato

Il Porto del capoluogo ligure, appoggiato dal sindaco Doria, ha espresso "sconcerto per le modalità di erogazione di soldi pubblici". Zaia e Costa rispediscono le accuse al mittente

Città contro città. Porti contro porti. In questi giorni sono tante le guerre tra "campanili" che si sono innescate dovute alla penuria di trasferimenti del governo agli enti locali. Se Venezia se la prende con Napoli per l'annuncio che la tappa europea della manifestazione velica si farà all'ombra del Vesuvio, è il presidente del Porto di Genova, nonché numero uno di Assoporti, Luigi Merlo a mettersi di traverso minacciando le proprie dimissioni se i cento milioni di euro assegnati al capoluogo lagunare dovessero effettivamente venire stanziati per il progetto del porto off shore (il cui costo però arriva al miliardo). Il motivo? Le altre strutture italiane dovranno accontentarsi, se va bene, di molto meno. E il Parlamento, secondo il sindaco del capoluogo ligure Marco Doria, "eroga finanziamenti statali diretti a opere portuali che non sono state progettate e sottoposte ad attente valutazioni da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici e del ministero dell'Ambiente". Gli agenti marittimi in un comunicato hanno espresso "sconcerto sulle modalità di finanziamento del porto offshore alla Camera".

Accuse cui ribatte il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa, che spiega come il progetto sia stato già presentato al Cipe a settembre e che i finanziamenti facciano parte dei fondi destinati al Mose. Vengono solo "girati" per un'opera che è complementare al sistema di dighe mobili. Altrimenti, come sottolinea anche il presidente del Veneto Luca Zaia, "Venezia chiude" "Il progetto per la diga che deriva dai fondi per il Mose è già stato sottoposto a valutazione d’impatto ambientale e l’intero piano è stato comunicato al Cipe a settembre. Come ha ricordato bene il presidente Paolo Costa – prosegue il governatore - sono 100 milioni già virtualmente decisi nel lontano 2003".


La battaglia ora si sposta al Senato, dove le lobby locali già stanno iniziando ad affilare le armi: "Sappiamo – continua Zaia - che attorno al porto di Genova e i suoi interessi, sia pure legittimi, si stanno preparando gli inevitabili ascari a sostegno. Diciamo semplicemente a loro e ad altre eventuali truppe cammellate, che questa è una battaglia che Genova non deve nemmeno immaginare di poter fare, che si tratta di fondi pensati per il porto di Venezia e sono certo che qualunque parlamentare, di qualunque estrazione o provenienza, non potrà che sostenerne la legittima e dovuta erogazione a favore di Venezia. Mi auguro – conclude il presidente del Veneto - che anche i genovesi non vogliano abbracciare l’ipotesi dello sfascismo distributivo. Verrà il giorno in cui sosterremo altre cause, purchè legittime: in questo caso la legittimità è esclusivamente veneziana”.

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