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Seibezzi senza ufficio a Ca' Farsetti se ne "inventa" uno per protesta

La consigliera delegata si porta il portatile sul tavolo del primo piano vicino alle salette consiliari: "Sono otto mesi che aspetto, chiedo lumi"

Un ufficio del tutto particolare quello organizzato dalla consigliera delegata ai diritti civili Camilla Seibezzi. Nessuna scrivania "canonica" e nemmeno un telefono funzionante. Il motivo è presto detto: martedì mattina la rappresentante della lista "In Comune" ha inscenato una protesta per chiedere all'amministrazione ciò che le era stato promesso otto mesi or sono. Un ufficio, carte, penne, linea del telefono. Un computer.

Per questo di prima mattina Seibezzi ha fatto armi e bagagli e si è trasferita sul grande tavolo in legno del primo piano, a due passi dalle salette consiliari. La sua accusa, nemmeno troppo velata, è di essere ostacolata nel proprio lavoro. Il suo posto nella saletta dedicata al gruppo "In Comune" è stato "donato" alla propria segretaria, che altrimenti non avrebbe avuto un posto dove sedersi. Del resto, secondo la delegata di Ca' Farsetti, sarebbe dovuto arrivare un ufficio per permettere di operare. Ma per ora non c'è. Di qui la decisione di dimostrare tutto il proprio malcontento spostando l'ufficio negli spazi condivisi del palazzo comunale. 

"Da più di sette mesi io non ho più il posto né da consigliere comunale né da delegata ai diritti civili - dichiara la  consigliera - La segretaria è alloggiata sul mio tavolo ed usa un computer non suo in concomitanza alla segretaria del gruppo con danno sia all'attività del gruppo consiliare che vede invasi i propri spazi sia del lavoro in campo alla delega. Ci sono molti modi per ostacolare il lavoro di una persona: il sottrargli i mezzi base e lo spazio vitale è tra i meno accettabili. Ad oggi non abbiamo i computer una linea telefonica i tavoli le penne e i block notes. Come è possibile che il Comune che ospita Consiglio d'Europa e altri importanti rappresentanze nel cuore della città non sia in grado di corrispondere in prima istanza alle proprie rappresentanze se non a costo di esporle in spazi troppo lontani da qualsiasi attività amministrativa in capo al loro stesso lavoro?"

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