Il professor Zecchi si impegna per Venezia: «Sprovincializzare la città»

Il candidato sindaco del Partito dei Veneti: «Il Mose deve funzionare, le grandi navi sparire dal Bacino San Marco: forse a Punta Sabbioni. Saremo un gruppo: no all'uomo solo al comando»

Il professor Stefano Zecchi

Indipendentista ma pronto a lavorare per l'integrazione di laguna e terraferma: il professor Stefano Zecchi è il candidato sindaco alle amministrative 2020 del Partito dei Veneti. In prima linea per il Sì al referendum del primo dicembre scorso, sulla separazione Venezia Mestre, il professore ha detto di ritenere sacro quello che i cittadini hanno stabilito, e pronto a creare un gruppo forte e coeso di persone ciascuna con le proprie competenze per «sprovincializzare la città».

È presto per affrontare punto per punto un programma che è ancora in fase di costruzione. La campagna elettorale è appena iniziata. Ma «ho accolto con favore l'invito da parte del Partito dei Veneti di candidarmi, condividendo la loro idea di amministrazione della città: Venezia capitale europea e il Veneto come area metropolitana di questa capitale. L’idea, dunque, della “Grande Venezia” (che ricorda la “Greater London”) con tutto quello che ciò comporta in termini di politica dei trasporti, dei servizi e delle infrastrutture: sarà il nostro messaggio principale nella campagna elettorale per le comunali e per le regionali», scrive Zecchi. Il Mose deve entrare in funzione, le grandi navi devono sparire dalla laguna, dal Bacino San Marco, «essere collocate magari a Punta Sabbioni o dove non serve fare altri scavi. No all'uomo solo al comando», per Stefano Zecchi.

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«La nostra Venezia attende nuove risposte», spiega il professore. Occorre abbandonare un'idea di gestione legata alla contingenza, a una burocrazia asfissiante, all'interesse personale. La sfida è una politica del cambiamento. «Può Venezia, simbolo universale di civiltà di questo pianeta, testimone di grandezza creativa dell'uomo riporre le sue speranze in uno scatto morale verso un Rinascimento, dove la bellezza e il bene orientino il fare e perfino la bussola di un Paese in cerca di identità? Una chiamata per una classe dirigente i cui protagonisti non siano mestieranti e praticanti dei social, ma abbiano studio, amore del sapere, la passione per Venezia».

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