Scuola, trasporti: la Regione pensa di andare oltre il quarto d'ora con capienza al 100%

Donazzan: «Mezzi all'80%, una decisione che crea complicanze nella gestione del flusso di studenti, soprattutto nelle scuole superiori. Il governo trovi risorse per aumentare il servizio»

Autobus, archivio

L'ordinanza che aveva ripristinato la possibilità di utilizzare al 100 per cento i posti nei mezzi del trasporto pubblico locale, l'aveva voluta lui, il governatore Zaia, ad emergenza ormai in calo a maggio, con l'obbligo di mascherina sempre indossata. Ora che la questione è tornata alla ribalta, in vista della ripresa scolastica, il presidente del Veneto non intende retrocedere sull'utilizzo al completo dei mezzi. Neppure dopo che lunedì sera al termine della conferenza Stato-Regioni, l'accordo si è chiuso sulla capienza del trasporto scolastico all'80%. Non è esclusa, fa sapere Zaia, «un'ordinanza che vada a incidere sull'allungamento della tempistica, attualmente di un quarto d'ora, ammessa per restare a bordo di mezzi pieni al 100% nel trasporto casa-scuola. Ci stiamo lavorando. Avevamo chiesto la capienza della carta di circolazione, ora vediamo il da farsi. Ci stiamo confrontando su deroghe per vedere se almeno nell'ultimo tratto del percorso il mezzo possa andare al 100%». Soddisfazione invece sulle mascherine, non obbligatorie in classe per la primaria e secondaria secondo il comitato tecnico scientifico, con il rispetto della distanza di un metro e alunni fermi o seduti.

I mezzi di trasporto e le imprese

«Sulle mascherine in classe alla fine è prevalso il buon senso», dichiara l‘assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan, commentando la decisione. «Da subito, insieme al presidente della Regione Veneto avevamo detto che sarebbe stato sbagliato imporle. Anche sotto l’aspetto della didattica – aggiunge l’assessore - la mascherina è incompatibile con la comunicazione tra docente e studente e non contribuisce a creare un clima di empatia». Resta il nodo trasporti, «la capienza all’80 per cento - dice Donazzan - creerà solo complicanze nella gestione dell’importante flusso di studenti, soprattutto nelle scuole superiori. Il governo deve trovare le risorse per aumentare il servizio, posto che in tempi così brevi sarà anche difficile trovare mezzi e autisti. La già difficile situazione viene peggiorata dai ritardi con cui il governo ha trattato il tema riapertura scuole». «Si coinvolgano le imprese private, ferme da mesi, con la gran parte dei dipendenti in cassa integrazione - dichiara Marco Eugenio Brusutti, dell'omonima azienda di Tessera, e consigliere regionale e nazionale Anav (Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori) -. Nella provincia di Venezia ci sono 47 imprese private con una flotta di 400 autobus e un personale di 355 autisti, la gran parte in cassa integrazione già da mesi. Si apra un ragionamento per predisporre un progetto organico, tra pubblico e privato, che permetta di trovare la soluzione più opportuna per il trasporto degli studenti.  Le imprese private, lo ribadiamo, sono a disposizione».

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Misurazione della temperatura

Tra i problemi aperti per la ripartenza della scuola resta anche quello della misurazione della temperatura in ingresso per studenti, docenti e personale scolastico. «Propongo l’installazione di termoscanner in tutte le sedi scolastiche – dichiara Donazzan – così come già avviene negli uffici pubblici, negli aeroporti, in alcune grandi aziende. Affidarsi alla misurazione a casa da parte delle famiglie è chiaramente inattendibile. Costa troppo? Invece di spendere inutilmente milioni per l’acquisto di banchi con rotelle che non serviranno a nessuno, il governo investa su questi dispositivi».

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