Cassa integrazione, tempi più veloci: soldi dalle banche ai conti dei lavoratori

Firmato accordo fra governo, istituti di credito e sindacati per anticipo della cig. Brugnaro: «Sono 670 euro». Buoni spesa, l'opposizione chiede massima trasparenza. Non si saprà a chi vanno per la privacy

Polo industriale, archivio

Per il governo si tratta di un provvedimento preso a una velocità che lo Stato non aveva mai conosciuto. Si tratta dell'attivazione della cassa integrazione a zero ore, quella ordinaria a 9 settimane, con il versamento diretto dalle banche ai conti dei clienti, attraverso un accordo firmato lunedì sera tra istituti di credito, esecutivo e parti sociali. «Sono in erogazione in questi giorni i primi contributi per le famiglie, i lavoratori autonomi, le partite iva, contributi che contiamo di poter aumentare», scrive il sottogretario all'Interno Achille Variati. Ma il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro nella consueta diretta Facebook del pomeriggio va all'attacco.

Si tratta, spiega, di 1400 euro che vanno divisi per le 9 settimane, con il risultato che in un mese il lavoratore percepirà 670 euro circa. Ci sarà un modulo da compilare e l'accredito avviene in conto. «Molte categorie restano scoperte - commenta Brugnaro e per i lavoratori del turismo sono necessari almeno 10-12 mesi di cassa integrazione», dice il sindaco. «Sono tra i sindaci e governatori firmatari della lettera inviata a Germania e Austria, di cui è autore Carlo Calenda, per chiedere all'Europa di emettere i covidbond. L'atteggiamento dell'Olanda indica una totale mancanza di etica e solidarietà. La Germania non avrebbe potuto pagare il debito del dopoguerra, che venne dimezzato e dilazionato per la restante parte, evitando il default».

Occorre che l'Europa inietti liquidità, ribadisce il primo cittadino. La banca centrale europea stampando moneta restituisce ai sistemi il denaro che è venuto meno a causa del blocco delle attività. Questo denaro, depositato nei canali appositamente creati, viene trasferito alle imprese, che lo gestiscono come conto di emergenza, separatamente, per restituirlo in rate nei prossimi decenni, senza che questi debiti vadano a incidere immediatamente sulle attività dell'azienda. «Attualmente in Europa c'è un blocco - dice Brugnaro - forse anche perché ci vuole un piano per dare certezze su dove finiscono queste risorse». 

Che occorre un piano «di difesa e ricostruzione nazionale» lo ha detto ieri l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Alternativa all'imposta patrimoniale e alla Troika - serve - un programma che nel suo senso civile e politico non sarebbe poi troppo diverso da quello lanciato nel 1948 con grande successo, sottoscritto dal guardasigilli Togliatti che lo accompagnò con questa frase: "Il prestito darà lavoro agli operai. Gli operai ricostruiranno l'Italia". Un piano basato sull'emissione di titoli pubblici a lunghissima scadenza, con rendimenti moderati, ma sicuri e fissi, esenti da ogni imposta presente e futura».

Brugnaro è tornato poi sui 400 milioni trasferiti ai Comuni, che sono in arrivo in queste ore, da attribuire alla popolazione in forma di buoni spesa o alimenti e generi di prima necessità. «Verrà fatto un modulo, si tratta di pochi soldi e vogliamo destinarli alle categorie del commercio e della produzione che non riapriranno tutto subito e che magari non hanno mai chiesto niente, ma hanno sempre pagato le tasse. Tutto sarà rendicontato al centesimo, ovviamente non verranno forniti i nomi dei beneficiari per discrezione - dice - e chi vuole fare polemiche sappia che avrà tempo per fare le rivendicazioni strumentali. Sicuramente non facciamo le conventicole per dare soldi attraverso le attività politiche. Tutto sarà legato ai bisogni reali».

«Chiediamo la massima trasparenza sui criteri di assegnazione dei buoni spesa - scrive Monica Sambo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale -. Un primo contributo che non va letto come fanno faziosamente il sindaco e Salvini, come un contributo medio a persona, ma andrà destinato, ovviamente, solo a chi ne avrà bisogno, senza dimenticare che in questi ultimi 5 anni i governi di centrosinistra hanno destinato a Venezia innumerevoli risorse per tutto il territorio». «La somma di 1.375.642 di euro ricevuta dal Comune per aiutare le persone in grave difficoltà non è "niente", come va dicendo qualcuno - dice Giorgio Dodi del Partito Democratico veneziano - tanto per dare un termine di paragone, per il 2020 questa Amministrazione ha stanziato una cifra pari a circa 1.300.000 euro per il fondo rivolto proprio ai cittadini bisognosi. Questo primo importante intervento è fondamentale per dare risposta ai concittadini che in queste ore non sanno come far fronte alla spesa alimentare -  E da qui in poi - occorre mettere le basi per lavorare in collaborazione con le forze sociali della comunità», per intercettare e dare risposta alle criticità che si dovessero presentare.

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