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«L'equilibrio fra turismo, cultura e servizi per rilanciare la città»: la Cgil all'M9 con Baretta

Il candidato: «A Mestre farei un vicesindaco o un prosindaco. Via la stazione, meglio uno spazio aperto. Un patto contro il lavoro precario». Agiollo: «Riallacciare il dialogo con le istituzioni»

Cgil all'M9

Il bisogno di riequilibrare turismo, cultura e servizi alla persona a Venezia, per rilanciare la città in pieno Covid, è al centro del dibattito organizzato all'M9 dalla Funzione Pubblica e Filcams (Federazione italiana lavoratori commercio, albergo, mensa e servizi) Cgil, giovedì, alla presenza del candidato sindaco Pier Paolo Baretta. «Una monocultura turistica onnivora, una cultura priva di programmazione e scarsamente fruibile»: ad aprire così il convegno è il segretario generale della Camera del lavoro veneziana Ugo Agiollo. «Venezia non è stata a misura di residenti in questi anni, ma nemmeno una città per bambini e anziani, e ha respinto i giovani che volevano avvicinarsi. Comune e Regione devono concentrarsi sui servizi alla persona, sanitari, di prevenzione delle dipendenze. C'è stato un depauperamento dei servizi educativi. I trasporti sono stati accostati al turismo e ridotti, sia i collegamenti con le isole che con alcuni punti della terraferma», dice Agiollo. 

Soffre anche il lavoro. A ricordarlo è la segretaria Cgil nazionale della Funzione Pubblica, Serena Sorrentino. A Venezia è stridente come un'opportunità strategica rappresentata dal settore della cultura veda una crisi profonda anche in termini di valorizzazione di questo settore. Perderemo il 43,6% degli organici complessivi nel Paese, entro fine anno. Mancano 9 mila unità nel settore culturale per arrivare ai livelli pre-crisi del 2008. Ma l'occupazione nel servizio pubblico crea ricchezza: distribuzione del reddito significa - afferma Sorrentino - agire sul tema della domanda, investendo in innovazione, tecnologica e formazione. Venezia può candidarsi a essere laboratorio di sperimentazione per un salto di qualità dei servizi pubblici e della gestione amministrativa. Il Comune è il primo livello di interlocuzione democratica e istituzionale, ecco perché ripartire dalla ricostruzione di politiche di prossimità, con nuovi poteri e finanziamenti: è la chiave - dice - per vincere la scommessa del rilancio del paese e della città».

A Venezia è andato perso «il 10% del personale, da 3000 mila dipendenti pubblici a 2700 - interviene Daniele Giordano, segretario Fp Cgil Venezia -. I servizi più vicini al cittadino sono stati centralizzati e allontanati dal territorio. Ben venga l'efficienza anche con percorsi innovativi ma non esternalizzando i servizi, come nelle biblioteche. Rimettere al centro la qualità della sanità: il calo del personale medico e infermieristico con l'anzianità sempre più marcata richiede un investimento, anche per decongestionare i pronto soccorso. Il sindaco deve essere protagonista in questa discussione. L'efficienza in questi anni - dice -  si è spostata sulla propaganda perché, a fronte dei minori servizi sociali e territoriali sono aumentate le assunzioni di vigili, per dare una percezione di sicurezza ai cittadini, ma allontanando la polizia locale dalle sue funzioni "naturali" come il controllo sull'abusivismo e la gestione della viabilità».

Il lavoro nel mondo della cultura e nelle imprese culturali e ricreative «è forse stato quello maggiormente colpito dalle disposizioni sul contenimento del virus. La funzione culturale è in grandissima difficoltà, specie nelle città d'arte - sostiene Andrea Cancellato, presidente nazionale di Federculture -. Abbiamo chiesto la costituzione di un fondo per accedere a prestiti garantiti dallo Stato a lungo termine, almeno 10 anni». Cento milioni sono destinati al comparto per il 2020-21, «ma il decreto attuativo che doveva essere emesso in 30 giorni dalla conversione in legge non c'è - dice Cancellato - e siamo al sessantesimo giorno».

Anche il settore alberghiero veneziano procede a rilento e con una dose massiccia di cassa integrazione, ricordano Caterina Boato e Monica Zambon della Filcams di Venezia. «Con la catena Cazzavillan che ha 7 alberghi a Venezia avremo un incontro la prossima settimana e procediamo con la raccolta firme che depositeremo in Comune per un intervento su questa situazione di stallo - afferma Zambon - Se non avremo risultati neppure in termini di un'apertura soft con occupazione a rotazione, andremo verso una mobilitazione del settore». «Sono più di cento gli operatori a casa da marzo a Venezia. Qualcosa si muove sulle spiagge, grazie al bel tempo che tiene e la ripresa dell'occupazione all'80%», ricorda Boato, ma con una stagione breve perché iniziata a giugno.

«A Venezia la valorizzazione della produzione culturale e un turismo organizzato passano attraverso una visione europea e non provinciale». Lo sostiene il candidato Baretta nel suo intervento. «Sono contro i tornelli, e a favore delle prenotazioni. Ma questo non risolve il problema della città museo, servono residenzialità e lavoro. Ci sono 4 mila abitazioni pubbliche da aprire - dice Baretta - giovani coppie, pendolari, da attrarre, allora anche i servizi aumentano: asili, palestre, teatri, e trasporti. E si va oltre il livello eccessivo di precariato del lavoro, attraverso la destagionalizzazione della biennale, delle strutture turistiche, della mostra del cinema. Una delle prime cose che farei, sul piano sociale - afferma Baretta - è convocare sindacati e imprese per un patto per il lavoro a Venezia. Butterei giù la stazione di Mestre, ne farei piazza anche per combattere il degrado. Mestre cuore della Città metropolitana e centro direzionale di servizi ma anche di turismo in terraferma, recuperando e valorizzando i 10-12 forti come polmone verde. L'M9 dovrebbe entrare nel circuito dei musei civici; con queste idee - afferma - i soldi del Recovery fund e la progettualità portata a Bruxelles sono convinto che Venezia otterrebbe finanziamento importanti. Quanto a me - conclude - a Mestre farei un vicesindaco o un prosindaco».

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