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La città metropolitana prende forma Candidati regione: "Serve coraggio"

Secondo uno studio Padova, Treviso e Venezia strettamente connesse. Al convegno presenti anche alcuni candidati sindaco alle prossime Amministrative

È stato presentato venerdì a Mestre il progetto sulla futura città metropolitana veneta. Gli ingegneri della FOIV, Federazione Ordini degli Ingegneri del Veneto, hanno proposto ai futuri governatori della Regione presenti, Alessandra Moretti per il Pd e Jacopo Berti per il Movimento 5 Stelle, e ai candidati sindaco di Venezia intervenuti, Luigi Brugnaro di “Luigi Brugnaro per Venezia”, Gian Angelo Bellati di “Coesione Popolare”, Francesca Zaccariotto per “Venezia Domani", lo studio durato oltre un anno, condotto da un gruppo di lavoro che ha raccolto professionisti in rappresentanza dei sette Ordini provinciali, che ha delineato con precisione una Città Metropolitana Veneta molto diversa dalla Città Metropolitana di Venezia identificata con la Legge Delrio.

LO STUDIO.  Gian Pietro Napoli presidente Regionale della FOIV ha dichiarato: "Abbiamo analizzato alcuni parametri, quali i lunghi tempi di percorrenza da un centro all’altro, e abbiamo inoltre studiato e considerato altri frangenti: l’assetto infrastrutturale, la densità di popolazione per chilometro quadrato, la rete dei servizi sanitari, gli aspetti occupazionali e il prodotto interno lordo delle nostre realtà. Mettendo tutto insieme abbiamo individuato un modello di sviluppo da proporre a chi spetterà prendere le decisioni che riguarderanno la collettività. Dalla nostra analisi, la Città Metropolitana Veneta copre un asse specifico nel quale Padova e Venezia sono in stretta relazione, sono quasi un duopolio con spostamenti da Venezia verso Padova. Dai risultati della nostra ricerca Padova sarebbe il principale polo attrattore per la presenza dell’università e del polo sanitario di eccezione, ma il brand di Venezia a nostro avviso è prioritario. Nel contempo vediamo anche la realtà di Treviso in stretta relazione con Venezia e Vicenza affine a Padova. Verona rappresenta una seconda asse che si relaziona più con Brescia; la provincia di Belluno, provincia di montagna con una sua identità precisa può porsi a completamento della Città Metropolitana Veneta. Rovigo invece tende a relazionarsi con Verona e con Padova, ma afferisce maggiormente a Ferrara e a tutta l’Emilia Romagna. Insomma grazie al nostro studio abbiamo identificato un qualcosa che assomiglia alla Pa-Tre-Ve cui appunto si aggiungono in parte Vicenza e in parte Verona".

MORETTI-BERTI. Alessandra Moretti del PD incalza: "Si deve avere coraggio. Tutti, sia i politici che gli amministratori che i cittadini stessi, devono avere coraggio di rompere gli schemi. La città metropolitana riduce la dispersione di risorse e capitali, favorisce la competitività con l'estero, attira talenti. Basti pensare, ad esempio, al collegamento ferroviario con gli aeroporti. In Veneto abbiamo aree completamente scollegate: ci sono cinque patrimoni Unesco, ma ad oggi non esiste un pacchetto turistico integrato. Jacopo Berti afferma: "La genesi della Città Metropolitana parte dall'aggregazione dei comuni che decidono di unirsi. La Città Metropolitana non deve essere un concetto imposto dall’altro, come ratificato con la Legge Delrio. È opportuno parlare di aree più estese. Sono i cittadini che devono volere la città metropolitana che deve tradursi in una armonica fusione di province e di comuni. È un processo che deve partire dal basso. Prima di parlare di grandi opere dobbiamo portare il Veneto ad un livello superiore, ad esempio investendo nella Banda larga e predisponendo una rete capillare di trasporti".

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