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Gestione del Mose alla città metropolitana? Una proposta di legge in Parlamento

La proposta è già incardinata in commissione Ambiente alla Camera. Da settembre via alle audizioni, compresa quella del sindaco Brugnaro. Il Pd: "Concessione unica? Ora basta"

Il Magistrato alle acque "si estingue" e le sue competenze verranno trasferite alla città metropolitana. Un passaggio atteso da tempo, previsto già due anni fa in una legge varata dal governo Renzi e concretizzatosi in una lettera inviata in giugno dal direttore generale delle Infrastrutture, Giovanni Guglielmi, a palazzo Dieci Savi, sede dell’organo periferico del ministero (ora "provveditorato alle opere pubbliche del Triveneto"). I tempi saranno celeri, almeno stando a una lettera del ministro Enrico Costa in risposta a una interrogazione del deputato del Pd, Andrea Martella, in cui si chiedeva conto delle tempistiche del trasferimento di competenze. "Il provvedimento in questione è di imminente definizione - si legge - l'approvazione del Dpcm (il decreto) sarà in tempi brevi". Insomma, a breve si saprà quali effettive competenze saranno trasferite alla città metropolitana, nel pieno della partita sulla gestione del Mose, il sistema di paratoie mobili che dovrebbe salvare Venezia dall'acqua alta, almeno da quelle non eccezionali. L'opera, come ha dichiarato di recente il ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio, sarà ultimata entro il 2018. E poi? A chi sarà data la responsabilità della manutenzione e della gestione?

La partita è ancora aperta, perché le realtà che possono avere legittimo interesse sono molte. Perché servirà comunque una montagna di soldi per gestire la grande opera. I parlamentari veneziani del Partito Democratico, in questo senso, hanno presentato una proposta di legge già presentata il 25 novembre scorso e incardinata in commissione Ambiente alla Camera un paio di mesi fa, a maggio. Da settembre, poi, inizieranno le audizioni dei vari soggetti interessati, compreso il sindaco Luigi Brugnaro. Ebbene, nella proposta di legge, che poi approderà in Aula, si chiede che vengano attribuite "al sindaco della città metropolitana di Venezia, in via esclusiva, le funzioni in materia di attività, funzionamento e manutenzione del Mose". Tradotto: le ingenti risorse per la manutenzione le mette lo Stato, ma poi l'ultima parola ce l'avrà la città metropolitana, che dovrà istituire una commissione di vigilanza ad hoc cui annualmente il sindaco dovrà riferire. Nell'organo sarà presente anche un componente indicato dal governo.

"L'Ente dovrà avvalersi di una realtà tecnica, in grado di gestire nel pratico il Mose - ha spiegato il parlamentare del Pd, Michele Mognato, tra i firmatari della proposta di legge assieme ai deputati Dem Andrea Martella e Delia Murer - Lo Stato dovrà garantire le risorse, visto che il Mose è opera pubblica, ma deve finire il regime di concessione unica, che ha portato agli scandali. L'agenzia tecnica dovrà essere individuata con gara internazionale, e in questo senso non credo sia positiva la cancellazone del Centro maree. All'interno del Cda c'erano risorse indipendenti e competenze che si riveleranno fondamentali in vista della gestione del Mose. E' una scelta miope".

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