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Ticket d'ingresso a Venezia, l'opposizione in Regione si fa sentire

Il movimento civico "Veneto che Vogliamo", con Elena Ostanel, chiede di sapere quale sia la posizione del presidente Zaia e della maggioranza sul contributo d'ingresso costruito dal Comune di Venezia e commenta: «È da cestinare»

Non è all'ordine del giorno nel Consiglio comunale di giovedì, ma il provvedimento del ticket d'ingresso alla città storica di Venezia, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo anno, è stato licenziato in commissione. Il "fuoco incrociato" dell'opposizione alla regolamentazione voluta dall'amministrazione comunale, che critica il regolamento per il carattere invasivo della privacy delle persone e la dubbia efficacia, nel suo intento di regolare i flussi turistici all'ingresso, non ha scalfito l'intenzione del Comune di procedere con l'approvazione. Intanto anche in Regione il movimento civico "Veneto che Vogliamo", con Elena Ostanel, chiede di sapere quale sia la posizione della maggioranza regionale sul contributo d'ingresso.

«Attendo risposta alla mia interrogazione urgente - afferma Ostanel - La prossima settimana sarà decisiva. Il 18 ottobre è all'ordine del giorno del Consiglio la discussione della mozione della collega Erika Baldin (5Stelle) e il 19 l'assessore regionale Federico Caner dovrà rispondere alla mia interrogazione urgente in Commissione Cultura in cui chiedo che sia chiarita la posizione della Regione del Veneto sulla proposta di far pagare una tassa di accesso a Venezia».

«Da tempo - prosegue Ostanel - sostengo che la Regione del Veneto non possa stare in silenzio su una proposta così impattante e che debba far sedere il Comune a un tavolo. Davvero la Regione pensa che una tassa di accesso sia la soluzione per la tutela di Venezia? Una tassa che colpisce tutti, anche chi deve accedere per lavoro o necessità, o che si dovrebbe ritrovare, secondo il sindaco Brugnaro, a giustificare il proprio accesso alla città. La proposta presentata in Comune è da cestinare - afferma Ostanel - La Regione invece deve agire subito ad esempio con un piano speciale per attrarre residenti in città, anche riattivando il patrimonio pubblico sfitto, e spingendo il governo a regolamentare il mercato degli affitti brevi».

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