«Un assessore al commercio» per Venezia, nella ricetta del Pd contro la crisi

Saccà: «Sinergia fra pubblico e privato per il rilancio. Usare la leva fiscale. Attenzione alla legalità e agli interessi dei cittadini nei cambi di proprietà e passaggi di licenze»

Vetrine di negozi, archivio

«Un assessore al commercio», tra le prime misure da mettere in atto contro la crisi del comparto a Venezia, per il neo consigliere comunale del Pd Giuseppe Saccà. La politica si rimette in moto a 10 giorni dai risultati elettorali che hanno riassegnato al Partito Democratico veneziano il ruolo dell'opposizione nel parlamento locale. «La crisi da Covid che stiamo attraversando - per Saccà - ha accelerato un fenomeno già in atto da tempo - perché - l’attuale amministrazione non ha investito risorse e attenzione adeguate al settore nel corso della legislatura passata». Un esempio di politica dagli effetti desiderati, secondo il nuovo consigliere, è il "regolamento per la tutela e il decoro del patrimonio culturale della città storica" adottato a Firenze. Le disposizioni vietano, spiega Saccà, l’apertura di nuove attività di somministrazione di alimenti e bevande per asporto e negozi di chincaglieria o souvenir. «Quello che a Venezia è accaduto invece - afferma - è che si è solo scimmiottato questo intervento senza nessun risultato».

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La sinergia 

Commercianti, imprenditori, associazioni di categoria e di cittadini e le istituzioni, grazie alla leva fiscale e al sostegno economico, dovrebbero creare e condividere progetti e politiche strategiche, precisa Saccà, «attraverso la sinergia tra pubblico e privato con l'obiettivo della rigenerazione urbana». Volano di questa ricostruzione, «sono i servizi e la gestione dei flussi di turisti e visitatori, non più rinviabile», afferma. Un occhio vigile è poi necessario, sottolinea, «nei cambi di proprietà e nei passaggi delle licenze» che si stanno verificando in città. L'amministrazione deve avere una attenzione "doppia", argomenta Saccà, «sia sotto l'aspetto della legalità, per evitare infiltrazioni e speculazioni immobiliari, sia sotto quello della regolamentazione in base agli indirizzi della politica e alla tutela degli interessi dei cittadini. «Bisogna dire basta ai grandi eventi che mercificano l’immagine di Venezia. Non è sufficiente apporre un logo su un manifesto per fare politica culturale, né mettere qualche volantino agli imbarcaderi per veicolare l’immagine del rispetto. In città - conclude - non mancano spazi, idee, commercianti, artigiani e imprenditori pronti a spendersi per il rilancio di Venezia. Serve un interlocutore: l'amministrazione».

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