«Siamo il terzo polo solidale»: Maurizio Callegari ricomincia dal porto

Il progetto offshore Venezia 2025 «per valorizzare tutto l'alto Adriatico». Crociere, petroliere, e container distribuite con una portualità diffusa

Maurizio Callegari al tavolo della presentazione a Mestre del progetto sul porto

«Siamo il terzo polo, quello alternativo, a partire dalla portualità diffusa». Maurizio Callegari, candidato sindaco di Italia Giovane Solidale, pensa allo sviluppo di tutta la portualità dell'alto Adriatico presentando la piattaforma offshore, Venezia 2025, «che ha l'obiettivo di redistribuire e razionalizzare il traffico marittimo, in 4 punti fondamentali, fuori dalla laguna». Lo ha spiegato martedì a Mestre, «da quel progetto è nata la mia candidatura, ora tutti stanno parlando di porto offshore, dandoci ragione». Il primo dei quattro approdi del piano di portualità diffusa è un'isola a forma di ferro di gondola da realizzare a due miglia dal Lido, destinato alle navi bianche, quelle da crociera. Il secondo dovrebbe sorgere all'altezza di Malamocco, dove ci sono i cassoni del cantiere del Mose destinati alla demolizione. «Risparmiando risorse pubbliche, li usiamo per la sosta e lo scarico delle petroliere - dice Callegari -. Oggi vanno a San leonardo che è Sic (Sito di importanza comunitaria), nel cuore della laguna. Invece prolungando la pipe line fino a Malamocco, con un intervento modesto, si fanno uscire dalla laguna anche le petroliere, garantendo che possano attraccare quando il Mose è chiuso».

Il terzo punto è Chioggia, «per le grandi navi container che hanno un pescaggio da 10 a 18 metri. Poiché dal canale di Suez passa il 35% di queste container, c'è un giro di affari di due miliardi e mezzo all'anno che potremmo intercettare al largo di Venezia», afferma Callegari. Questa piattaforma viene collegata con un ponte marino alla Romea e da lì all'interporto di Padova. C'è infine Porto Marghera che va valorizzato per le granaglie, l'alimentare, il siderurgico «e tutto ciò che è compatibile - continua il candidato di Italia Giovane e Solidale - . Il porto diffuso salva l'occupazione e la incrementa». Al dibattito ci sono alcuni operatori portuali che hanno animato le proteste di agosto in Marittima e poi a punta della Dogana per chiedere la ripresa del comparto crocieristico a Venezia, sospeso per il Covid.

I tre punti offshore dovrebbero essere pronti in circa 5 anni, dice Callegari, intanto la soluzione rimane quella esistente. «Abbiamo un partner finanziario che sostiene il piano ed è pronto a supportare le imprese del Vtp (Venezia terminal passeggeri), le compagnie crocieristiche e le petroliere» che decideranno di creare una sorta di consorzio o joint venture per la portualità diffusa. Gli investimenti sarebbero inoltre coperti dal Recovery fund e dai fondi statali a sostegno del riassetto dei porti dell'alto Adriatico». Al Lido andrebbe, dice Callegari, «anche la grande marina come a Dubai per attrarre i mega yacht di lusso, con prenotazione a portale e turismo distribuito nei vari territori compresa la terraferma». Alla presentazione anche Eric Wilmer Aguilar che anni fa sostenne il progetto del terminal container d'altura a Chioggia, portato a valutazione d'impatto ambientale (Via) dalla società Vgate.

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