«Venezia capitale d'Europa»: Partito dei Veneti per l'autonomia fuori dai compromessi

«Statuto, non legge speciale che ha messo i soldi nelle tasche sbagliate». Autogoverno fiscale «per laguna e terraferma assieme. La separazione non è più necessaria, superata da un'integrazione più funzionale»

Stefano Zecchi e il capolista per il Comune Pierangelo Del Zotto

«Potrebbe essere l'ultima occasione per il Veneto e per la "capitale", Venezia, di realizzare l'autonomia». Lo dice il capolista, Pierangelo Del Zotto, del Partito dei Veneti, alla presentazione della lista dei candidati per il Comune in parte per la regione, oggi a Mestre, con il candidato sindaco Stefano Zecchi. «Andiamo oltre Zaia», evidenzia Corrado Callegari candidato regionale, nella Lega per oltre 10 anni. «Chi ha promosso l'ultimo referendum per l'autonomia già sapeva come sarebbe andata, perché abbiamo sperimentato che fare accordi non paga. Nei sondaggi Zaia vale più del 75%, ma a Roma non fa paura». «Scandaloso l'accordo con Fratelli d'Italia - dice il capolista regionale Alessio Morosin - autonomia in cambio di un presidenzialismo che Giorgia Meloni sa non potrà realizzarsi, perché impone un intervento sul testo costituzionale: il che significa rinviare l'autonomia alle calende greche. Non possiamo farci prendere in giro».

Fiscalità e Statuto speciale

«Autonomia statutaria e fiscalità autonoma», sono i punti centrali di Zecchi per Venezia. Il professore, che sostenne a fine 2019 il referendum per la separazione tra Venezia e Mestre, oggi ha un'altra idea «Sembrava - dice - che la specificità imponesse uno statuto per la laguna, ma ora ci sono dei protocolli in cui la relazione tra terraferma e città storica diventa funzionale all'autogoverno». Zecchi ringrazia i candidati: «ciascuno ci metterà la passione e non abbiamo finanziamenti: sarà più facile perdere soldi e questo impegno è entusiasmante. Non vi chiedo mai di portare l'aperitivo a casa delle persone, siete già cittadini che aiutano e collaborano per il bene della città. Non avete bisogno di voti in cambio di favori: questo partito esce dall'ambiguità, partito vuol dire prendere una parte della politica».

Le partite aperte

È stata tradita la bellezza di Venezia - afferma il professore - L'astensionismo è determinato dal malgoverno e i veneziani lo hanno capito e sono demoralizzati per il loro futuro. Una autonomia fiscale della città non è una cosa così difficile. La terraferma è stata spolapata e utililizzata per altri interessi che non sono quelli della gente. Il casinò ad esempio, deve trovare nella municipalità la sua stessa idea di esistenza. È sbagliata la privatizzazione e l'ho sostenuto quando ero al governo di Venezia con Orsoni, colpevole, secondo la magistratura, ma con cui ho sempre avuto un buon rapporto». «Fuorviante» anche affidare il casinò alle partecipate, per Zecchi: «manca il legame culturale con l'amministrazione». La legge speciale «non è sufficiente: mette soldi nelle tasche sbagliate», e il comitatone, «non è più stato convocato», per questo serve lo Statuto speciale. Il Mose: «è un bancomat. Opera da 5 miliardi e mezzo, non è pensabile non vederlo in funzione», mentre sulle le grandi navi: «chi è responsabile del passaggio in laguna per averlo permesso, oggi si schiera contro il suo stesso operato», afferma Zecchi pensando alla coalizione più ampia ora sfidante di Brugnaro: «due facce della stessa medaglia», afferma sostenendo: «per forza è necessaria una soluzione offshore per salvare la portualità, una volta che il Mose chiuderà la laguna». Mestre «è la city, come la Greater London inglese; a Porto Marghera invece intanto bisogna difendere il lavoro. Ma perché sulla chimica green non si è mai investito?».

La cultura

«Dobbiamo riprenderci il governo di Venezia e del Veneto - afferma Morosin - l'acqua alta ha messo in evidenza che tra Regione e Comune mancava il dialogo. Non siamo provinciali, il professor Zecchi vuole collegare la città all'Europa. Chiederà lo Statuto speciale a Bruxelles una volta eletto sindaco, riportando la cultura nella città della cultura che non ha avuto un assessorato per questo: offriamo a tutte le università europee - dice - una sede a Venezia, un palazzo, un punto di riferimento culturale». Quanto al ballottaggio, conclude Zecchi: «Non chiedeteci con chi andremo. Noi siamo noi. Chi vuole stare con noi? Il nostro ruolo comunque è all'opposizione, e al secondo turno non dirò mai: "non andate a votare", dirò: "andate e astenetevi", ma le indicazioni che abbiamo, non sono sondaggi perché non possiamo finanziarli, sono buone».

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